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Istat, un cittadino su 10 ha rinunciato alle visite nel 2020

Pietro De Leo
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Un evidente gap nella tutela, nel nostro Paese, del diritto alla salute. E’ quello che emerge dall’audizione in Commissione Bilancio alla Camera di Francesco Maria Chelli, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat.

 

 

Ha spiegato, infatti, che “nel 2020, in Italia, quasi un cittadino su 10 ha dichiarato di aver rinunciato, pur avendone bisogno, a visite o accertamenti per motivi legati a difficoltà di accesso. Nel 2019 la quota era pari al 6,3%”. E ancora, ha sottolineato: “il dato che si registra nel 2020 è certamente straordinario, in aumento rispetto all’ultimo anno di 3,3 punti percentuali, ma dovuto alla particolare situazione legata alla pandemia del Covid”.

Questi dati, peraltro, fanno il paio con quanto riportato da un report redatto nel dicembre 2020 da “Salute Equità”, in cui si sottolineava un nuovo profilo di disuguaglianza portato dalla pandemia, ossia tra pazienti Covid e pazienti non Covid. Quel rapporto sottolineava: “La riduzione delle attività ospedaliere nel periodo gennaio –giugno 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è stata pari a circa il 40%, ovvero circa 309 mila ricoveri”.

 

 

E ancora “nel periodo marzo-maggio 2020, rispetto allo stesso arco temporale del 2019, si è avuta una forte riduzione del numero di ricette per prestazioni di specialistica erogate, mediamente pari a circa -58%, ovvero circa 34 milioni di ricette in meno rispetto al 2019. Nel periodo gennaio-giugno 2020 rispetto al 2019, la riduzione è stata pari a 13,3 milioni di prestazioni di accertamenti diagnostici e 9,6 milioni di visite specialistiche”. Non ci vuol molto ad immaginare quanto, tutto questo, per esempio sui pazienti oncologici. Questo è stato anche il riflesso delle lacune nella medicina territoriale e della carenza nelle cure domiciliari del Covid, spostando sulle strutture ospedaliere il monopolio del contrasto medico alla pandemia.