Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Lavoro, Orlando: "Meglio la Cig che il blocco dei licenziamenti". Verso il no alla proroga

  • a
  • a
  • a

Il ministro del lavoro, Andrea Orlando,  considera più adeguata una "cig rispetto al blocco dei licenziamenti", richiesto dai sindacati fino al 31 ottobre. Si va quindi verso un no alla proroga del provvedimento attualmente in vigore fino al 30 giugno, la cui scadenza potrebbe comportare l'interruzione di un totale di 700 mila posti di lavoro.

 

"Penso che piuttosto che un provvedimento generale si può ragionare settore per settore, condizione aziendale per condizione aziendale su strumenti che affrontino le situazioni dove le ferite sono più profonde", ha spiegato il ministro questa mattina a margine di un evento a Milano, dopo che il segretario della Cgil, Maurizio Landini, è tornato a chiedere una proroga del blocco dei licenziamenti. "Poi come agganciare l’utilizzo della cassa all’autorizzazione al licenziamento è un tema - ha aggiunto - che tra l’altro è attualmente in discussione in Parlamento e possono venire fuori anche delle risposte che vanno nella direzione auspicata dai sindacati. Ripeto: il nostro problema oggi è trovare strumenti che si adeguino alle diverse situazioni, alle pieghe che che in qualche modo sono rappresentate dalla complessa situazione del mercato del lavoro". 

 

A chi gli chiedeva se fra gli strumenti c’è anche il blocco dei licenziamenti, Orlando ha risposto: "Io credo che se ne possa discutere ma credo che piuttosto che un blocco generalizzato sia preferibile pensare a interventi che proroghino l’intervento in cassa per situazioni specifiche". Il ministro, anche nei giorni scorsi, aveva assicurato misure per il sostegno al lavoro nel prossimo decreto Sostegni bis, tra cui un nuovo contratto di solidarietà e fondi per alcune categorie, ma il testo deve ancora essere licenziato dal consiglio dei ministri. L'esecutivo, mettendo fine al blocco generalizzato dei licenziamenti, pur con una serie di deroghe tuttora in vigore, verrebbe così incontro alle richieste di Confindustria, che ha sempre evidenziato come non sia più possibile "gettare sulle spalle delle imprese i costi della crisi" generata dal Covid