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Censis, Pnrr: ecco i nemici del Recovery plan per gli italiani, lobby e burocrazia

L'uomo ha consegnato 3.500 euro

Pietro De Leo
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C’è un interessante spaccato che emerge da uno studio del Censis, realizzato in collaborazione con Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento e rivela quali sono le cose che gli italiani temono di più in attesa della realizzazione del Recovery plan.

 

 

Abbiamo visto quanto il Pnrr abbia conosciuto una gestazione difficile, sia passato attraverso due governi e i marosi della conflittualità politica. Ora, il piano è stato consegnato a Bruxelles e si attendono le prime tranche di fondi. Tuttavia, gli italiani nutrono alcune paure sugli ostacoli che possano pararsi innanzi alla concretizzazione dei progetti. Il 78,5% degli intervistati ha paura dell’eccesso di potere delle burocrazie.

Il 66,6%, invece, che troppe leggi e regolamenti possano frenare l’impiego delle risorse. Il 67,5%, invece, ha paura che non ci siano garanzie sul fatto che quelli approvati siano  i progetti effettivamente migliori, mentre il 65% teme che gli investimenti siano poi spostati per finalità non prioritarie. Ma la “paura” maggiore, l’80,4%, riguarda le eventuali pressioni delle lobby. E’ poi interessante cogliere il dato sulle tempistiche. Il 75,5% degli italiani ha paura che dalla pressione a spendere in fretta derivi una riduzione dei controlli, foriera di illegalità. Il 56,4% ritiene invece che le risorse vadano spese velocemente, tuttavia con dei meccanismi per verificare il rispetto della legge. Per il 30,4%, invece, anche al prezzo di rallentare la realizzazione dei progetti servono controlli ferrei.

 

 

Secondo il 6,5%, invece, bisognerebbe azzerare completamente i controlli per spendere le risorse con maggiore velocità. Andando a leggere i numeri, dunque, è evidente come sia prevalente la spinta collettiva alla deregolamentazione. Considerando, infatti, la percentuale di quanti additano burocrazia e carico normativo, si coglie come la necessità di semplificare sia una sensibilità generalmente diffusa. D’altronde, basta considerare l’ammontare delle norme che gravano sui cittadini italiani: ben 160 mila (censite dalla Cgia di Mestre nel 2020), di cui 71mila a livello centrale e il resto a livello regionale, contro, per fare qualche esempio, le 7mila della Francia, le 5500 della Germania e le (appena) 3mila del Regno Unito.