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Istat, commercio fermo a marzo. Nel primo trimestre solo +0.2%

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Pietro De Leo
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I dati Istat pubblicati stamane sull’andamento dei consumi hanno segnato un sostanziale stallo a marzo. La variazione delle vendite al dettaglio risulta pressoché ferma (-0,1 in valore e +0,1 in volume). Quanto alle categorie, se i beni alimentari crescono (+1,9% in valore e +1,7 in volume) si registra invece un calo dei non alimentari (rispettivamente -1,6 e -1,1). Così si ottiene il sostanziale stallo. Uno stato di cose che ha suscitato le reazioni preoccupate delle associazioni dei consumatori e delle imprese. Sul primo versante, il Codacons osserva: “il 2021 doveva essere l’anno della ripartenza per i consumi, ma al momento i dati dell’Istat confermano come la spesa degli italiani sia ferma. Il confronto con le vendite del 2020 risulta fortemente alterato dal lockdown totale registrato a marzo dello scorso anno, ma se si analizza l’andamento trimestrale i numeri appaiono deludenti e al di sotto delle aspettative, con una diminuzione dello 0.3% in volume che raggiunge il -0.6% in valore per i beni alimentari”.

L’Unione Nazionale Consumatori, dal suo canto, osserva che “l’Italia resta la Cenerentola d’Europa”, sottolineando che “l’Italia va peggio di altri Paesi Europei” che a marzo hanno registrato “un rialzo delle vendite su febbraio del 2,6% e del 2,7% nell’Eurozona”. Sul lato delle imprese, invece, è Federdistribuzione a lanciare l’allarme, che accende il fato sulla criticità vera: “i punti vendita devono poter operare a pieno regime per invertire la rotta e ritrovare la strada della crescita. Per assicurare la tenuta delle imprese, l’occupazione dei propri dipendenti e il supporto alle molte filiere collegate è necessario superare definitivamente la chiusura dei centri commerciali durante il fine settimana, tornando alla piena operatività”.

Sempre sul tema limitazioni si concentra Confcommercio: “la stasi congiunturale di marzo è derivata in larga parte dalle limitazioni imposte per lo svolgimento di molte attività che operano nel non alimentare”. Dunque anche sulla situazione piuttosto drammatica della domanda interna si dovrà basare la scelta della prossima settimana, quando verrà applicato il tagliando sulle limitazioni. Se non girano i consumi, infatti, qualsiasi sistema di ristori si dimostrerà sempre insufficiente.