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Scuola, il ministro Bianchi: "Un milione e 400 mila ragazzi in meno in dieci anni"

Christian Campigli
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Il futuro del Paese. Il settore che, da sempre, l'Italia sottovaluta e che, al contrario, rappresenta il passaggio fondamentale per la formazione dei nuovi cittadini. E della classe dirigente del domani. Questa mattina il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, durante un'audizione in commissione cultura, ha delineato i contorni nazionali per i prossimi dieci anni. “Avremo un milione e 400 mila ragazzi in meno. Abbiamo bisogno di professori per avere classi più piccole e aumentare il tempo a scuola. Dobbiamo uscire dalla meccanica lineare tot docenti-tot studenti. Abbiamo bisogno anche di più dirigenti. I dirigenti hanno una funzione fondamentale, non abbiamo dato il giusto peso alla gravosità degli impegni che hanno avuto, va e andrà riconosciuto di più nel confronto contrattuale”. Un tema difficile, che unisce la dispersione scolastica, diventata di grande attualità durante la pandemia, l'emergenza demografica e la struttura delle classi nella scuola di domani.

“Il ministero così come è oggi, non è più in grado di organizzare la specificità e la complessità dei compiti. La pandemia come choc esterno ha esasperato le diversità e messo a nudo delle situazioni non più sostenibili come il diritto allo studio: abbiamo un indice insostenibile di dispersione scolastica. C'è una dispersione esplicita, di chi non riesce a raggiungere il titolo di studio, e chi lo consegue ma non ha le competenze adeguate. Dobbiamo iniziare fin dall'estate a fare un ponte verso l'anno prossimo usando fondi già in carico al ministero, 150 milioni”. Soldi per invertire una tendenza, quella che vede il mondo scolastico come fanalino di coda. E che, al contrario, dovrebbe rappresentare la principale preoccupazione della nostra classe politica.

“Altri 320 milioni – ha concluso Bianchi - li metteremo a disposizione per una struttura di supporto che dall'estate si proietti all'anno prossimo: inizieremo ad avere una scuola più aperta e interattiva col territorio, come parte di una nuova fase di scuola. Altri 40 milioni li dedichiamo alla povertà educativa con progetti che si rivolgono alle aree periferiche e marginali: è una azione che va vista nella logica di un riequilibrio”. Ma se sulla scuola c'è una certa convergenza di vedute tra destra e sinistra, verso la consapevolezza di dover investire molti più soldi, sul tema demografico la distanza appare oggi incolmabile. Basti pensare al botta e risposta tra Roberto Saviano e Giorgia Meloni. Per l'intellettuale è indispensabile accogliere almeno un milione di immigrati in più, soprattutto nel Meridione. Un'uscita apprezzata anche da Enrico Letta, che, appena diventato segretario del Partito Democratico, aveva ribadito la necessità di promulgare una legge a favore dello ius soli. Dall'altro lato della barricata la leader di Fratelli d'Italia, che chiede asili gratuiti, permessi retribuiti per madri lavoratrici e bonus per chi ha figli. Posizioni inconciliabili, che rischiano di allungare i tempi verso riforme indispensabili. Per i giovani, per la cultura, ma soprattutto per l'Italia.

Perché, come diceva Piero Calamandrei, “trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere”.