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Lavoro, persi 1.5 milioni di posti. I consumi crollano di 130 miliardi. I dati dello studio

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Nell'economia italiana il terziario frena dopo 25 anni di crescita. Il Covid fa diminuire nettamente la quota di valore del terzario che scende del 9.6% La pandemia ha colpito duramente i conusmi di quasi 130 miliardi di euro, l'83% in quattro settori: l'abbigliamento e le calzature; i trasporti, la ricreazione, gli spettacoli e la cultura; alberghi; pubblici esercizi. Drammatico il dato dell'occupazione: si registra la perdità di un milione e mezzo di posti di lavoro. Il quadro emerge dal rapporto dell'Ufficio studi della Confcommercio che ha relazionato il dossier "La prima grande crisi del terziario di mercato"

Il presidente Carlo Sangalli, ha sottolineato che "per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c'è ricostruzione, non c'è rilancio". Il rapporto della Confcommercio sottolinea che fino alla pandemia, i servizi di mercato hanno dato il maggior contributo al Pil e all'occupazione del Paese rispetto a manifattura ed agricoltura, ma nel 2020 il Covid ha letteralmente arrestato tale processo.

I settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%; i maggiori cali si registrano nel turismo: -40,1% per alloggio e ristorazione. Poi -27% per attività artistiche, intrattenimento e divertimento e -17.1% per trasporti. Il commercio ha tenuto solo ed esclusivamente per l'alimentare, perdendo nel complesso 7.3%. Il rapporto sottolinea che tra il 1995 e 2019 il settore aveva creato circa tre milioni di posti di lavoro, mentre l'agricoltura ne ha persi 433 mila e l'industria 877 mila. Sulla flessione complessiva di due milioni e mezzo di posti di lavoro causa Covid, i servizi di mercato registrano un milione e mezzo.