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Passata Petti, il marchio sotto inchiesta per frode sul "pomodoro italiano 100%"

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Secondo gli inquirenti si tratta della più grande frode alimentare mai scoperta prima in Italia. Passata di pomodoro ottenuta da concentrato di pomodoro estero venduta come prodotto contenente "pomodoro 100% italiano" o addirittura" 100% toscano". Ma di italiano in quelle passate non ci sarebbe nulla, o meglio "quelle passate, il pomodoro toscano, non l'hanno nemmeno mai visto", così come spiegato dal colonnello Luigi Cortellessa del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare dopo il blitz, nel Livornese, in un'azienda del Gruppo Petti come raccontato anche da Repubblica.

 

 

I militari, con il concorso dei colleghi dell’Arma territoriale e forestale, su ordine della magistratura di Livorno, hanno indagato sei persone per frode in commercio ed operato ingenti sequestri presso lo stabilimento produttivo ed il deposito della Italian Food (Gruppo Petti) a Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima (Livorno). In particolare sono state sequestrate 3500 tonnellate circa di conserve di pomodoro in bottiglie, vasi di vetro, barattoli, pacchi e bricks, già confezionate e etichettate come "pomodoro 100% italiano" e "pomodoro 100% toscano", pronte per la commercializzazione; 977 tonnellate circa di prodotto semilavorato e concentrato di pomodoro di provenienza estera (extra-Ue), in fusti e bidoni, per un totale di 4477 tonnellate e per un valore commerciale di almeno 3 milioni di euro. Le indagini, con il supporto dell’Agenzia delle Dogane e corroborate da riscontri provenienti da reiterati servizi di osservazione, hanno documentato come gli indagati, agendo nei diversi ruoli dell’organigramma aziendale, avrebbero posto in essere la sistematica produzione e fraudolenta commercializzazione di conserve di pomodoro - principalmente passata di pomodoro di vario tipo e formato con il marchio della nota azienda - falsamente etichettate. Una illecita procedura riscontrata in flagranza al momento dell’accesso dei carabinieri nell’area di lavorazione.

 

 

L'azienda dunque imbottigliava prodotti ottenuti dalla trasformazione di concentrato di pomodoro estero,  cosa che di per sé non costituisce reato, se non fosse per il fatto che sull'etichetta di questi prodotti poi destinati alla vendita per la Grande distribuzione organizzata, ovvero i nostri supermercati, vi era scritto tutt'altro.