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Pressione fiscale sale al 43,1%, le tasse non conoscono pandemia

Pietro De Leo
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Il conto del Covid nelle tasche degli italiani è sull’aumento della pressione fiscale. Lo certifica una stima elaborata dalla Cgia di Mestre, che quantifica a 0,7 i punti percentuali in aumento rispetto al 2019.

In questo modo, si raggiunge il 43,1%, livello toccato nel 2014, a neanche mezzo punto dal record storico del 2013. La fotografia deriverebbe dal crollo del Pil, che nell’anno delle chiusure si attestava a -8,9%.

 

 

Nel contempo, però, le entrate fiscali e contributive hanno subito una contrazione di gettito pari al -67,3%. Questo quadro, peraltro, dà la spinta  all’associazione delle imprese artigiane di mettere sul tavolo una proposta, ossia l’azzeramento del carico fiscale per quest’anno, oltre alla nuova tranche di sostegni nel tentativo di agganciare la ripresa e provare a ripartire. “Altrimenti, rischiamo che una volta incassati, questi rimborsi vengano subito restituiti allo Stato sotto forma di imposte, tasse e contributi”.

L’eventualità del taglio costerebbe alle casse dello Stato intorno ai 30 miliardi di euro. Il fatto che i ristori fossero impiegati per pagare le tasse, peraltro, è stato uno dei punti più dibattuti durante il governo Conte, assieme ad un altro aspetto su cui le imprese hanno sollevato le loro, dolorose istanze, ossia i costi fissi.

 

 

Spese per affitti e utenze e il complesso degli altri impegni, come le polizze assicurative, da onorare nonostante le chiusure. L’apporto statale per poterli sostenere, fa sempre notare la Cgia, è stato di recente messo in campo da Francia e Germania, recependo le nuove normative europee sugli aiuti alle aziende.  E proprio verso questo obiettivo sembra orientarsi una parte del “decreto imprese”, su cui il governo sta lavorando sulla base del già deliberato scostamento di bilancio di 40 miliardi. Nella relazione alle Camere sul tema, il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco sottolineavano la necessità di “fornire alle imprese più colpite dalla crisi ulteriori sostegni, sia attraverso la copertura di alcuni costi fissi, sia favorendo l'accesso alla liquidità e potenziando gli incentivi alla ricapitalizzazione".