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Umbria, i commercianti si ribellano sulla Tari: "Stangata insostenibile"

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“La tassa rifiuti Tari continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano”. La denuncia di Confcommercio Umbria parte dall’analisi dei dati che sono stati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it, che conferma il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata dai cittadini e dalle imprese, nonostante l’emergenza da Covid 19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti. 

Nell’andamento regionale per capoluoghi, l’Umbria conferma le statistiche a livello nazionale: la differenza percentuale tra Tari pro-capite 2020 e Tari pro-capite 2019, sia a Perugia che a Terni, è infatti pari a zero, non ci sono stati cali, quindi. Nonostante la chiusura delle attività e la diminuzione dei rifiuti che a livello nazionale è del 15% rispetto all’anno precedente, l’ammontare della Tari non è sostanzialmente cambiata. E nonostante gli interventi di alcuni Comuni umbri che, avendo concentrato le riduzioni di costo sulla parte variabile della tassa come da indicazione dell’Arera, complessivamente non hanno inciso in maniera significativa sul peso sopportato dalle imprese.

“La cosa paradossale – sottolinea il presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni – è che l’obiettivo della delibera Arera era quello di indurre i Comuni al pieno ed integrale rispetto del principio europeo “chi inquina paga”. Per le aziende si tratta di un altro duro colpo in un anno che passerà alla storia non solo dal punto di vista sanitario per le durissime conseguenze del Covid 19, ma anche da quello economico, in particolare per le piccole e medie imprese letteralmente piegate dalla situazione economica, in particolare quelle appartenenti in alcuni settori, in particolare del commercio, considerando le lunge chiusure o restrizioni a cui sono stati costretti i negozi.