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Lavoro, Istat: crollo degli occupati per il Covid. Donne, persi 249 mila posti

Pietro De Leo
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Lo schianto del Covid sul contesto economico ha aumentato di intensità tutti i problemi preesistenti nel mercato del lavoro. E oggi si accende un faro preoccupante sulle criticità nell’inclusione sociale di alcune categorie. Questo è quanto emerge dal report Istat sul 2020, che consegna un Paese in ginocchio e con gli indicatori notevolmente peggiorati.

 

 

A pagare un prezzo altissimo sono le donne, che registrano il più consistente calo di occupazione, per le quali si verifica un calo del 2,5%, pari a 249 mila posti di lavoro andati perduti, a fronte del -1,5% tra gli uomini. C’è un altro dato, poi, che testimonia la difficoltà, ossia che tra le donne la disoccupazione è scesa maggiormente ma è aumentato anche il tasso di inattività. Questo significa che molte di loro hanno smesso persino di cercare lavoro.

A proposito degli inattivi (termine che accomuna quanti non studiano, non lavorano e non affrontano percorsi di apprendistato), purtroppo conoscono un segno più, crescendo di 403mila unità nell’arco di un anno, pari al 3,1%. Ci sono vari motivi per i quali ci si astiene dalla ricerca di un lavoro, ma la preponderanza tra quelli monitorati dall’Istat si riconduce alla pandemia: la convinzione che sia “tutto fermo” o che nessuno assuma a causa del Covid, la paura del contagio. In questo (purtroppo) enorme bacino, peraltro, salgono anche gli scoraggiati, ossia quanti non cercano lavoro perché ritengono di non trovarlo, e sono in larga parte nella fascia 15-34enni.

 

Questo apre ad un altro tasto dolente, ossia la condizione dei più giovani. Tra i 15-34enni viene registrato un forte crollo degli occupati, che ammonta al 5,1%, mentre il tasso di occupazione segna -1,9%. Anche il tasso di inattività cresce in misura maggiore rispetto alle altre fasce, segnando un +2,7%. Decrescente anche il calo del tasso di occupazione per titoli di studio. Si va da -1% per chi ha la licenza media a -1,4% per chi ha un diploma superiore fino a -0,9% per i laureati. Numeri drammatici, che sottolineano come la necessità di politiche attive che favoriscano l’inclusione di donne e giovani sia pressante. Partendo dall’efficientamento dell’apprendistato che coinvolga direttamente le scuole con il tessuto produttivo sul territorio.