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Covid, partite iva hanno perso 45 miliardi: 125 milioni al giorno

Pietro De Leo
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Nelle ore in cui sono in gestazione nuove strette a livello nazionale, alcuni numeri spiegano sia il consuntivo economico di questo anno di limitazioni anti pandemiche, sia la prospettiva di ulteriori interventi restrittivi. Dal primo punto di vista, uno studio Confesercenti definisce il conto pesantissimo pagato dal comparto dei “non garantiti”, ossia partite Iva, autonomi, imprenditori e professionisti. Per loro, pur considerando i ristori, ha gravato un crollo dei redditi di 45 miliardi di euro, pari a circa 125 milioni al giorno.

Un ammontare che va al di là di un’intera manovra economica nazionale. Gravoso, poi, anche il calo subito sul lato dei posti di lavoro. Gli autonomi, infatti, hanno perduto 269 mila posizioni, un numero che l’associazione definisce record in Europa. Per quanto riguarda, invece, la prospettiva delle eventuali nuove chiusure (si parla con insistenza di una zona rossa nazionale nel week end, sul modello di quanto già applicato a Natale), Coldiretti espone una cifra molto dolorosa. In caso di serrata nel fine settimana i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi potrebbero perdere l’80% del fatturato. Una quota enorme, considerando che, già con i divieti di apertura a cena nei locali, l’afflusso più consistente si verifica nei pranzi di sabato e domenica.

L'associazione, peraltro, taccia anche l’ammontare della perdita subita dall’agroalimentare Made in Italy dall’inizio della pandemia: cibo e vini invenduti per un totale di 11,5 miliardi di euro. Ed è molto rilevante anche la quantità della merce bloccata in una filiera della ristorazione strozzata da un anno: 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e 200 milioni bottiglie di vino.  A far da cornice a tutto questo, poi, lo scenario tracciato dai dati Confcommercio sulla produzione industriale, che hanno sottolineato come i settori dei servizi e quelli destinati alla domanda interna siano ancora in forte sofferenza. A fronte di una politica ristori del governo Conte che si è rivelata piuttosto piena di criticità, tutto questo scenario aumenta l’aspettativa sul primo provvedimento del governo Draghi, quel “decreto sostegni” che sta conoscendo una definizione evidentemente complicata.