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Cashback dicembre, rimborsi per 223 milioni ma non mancano i soliti furbetti

Christian Campigli
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Criticato, da alcuni persino deriso, considerato da altri il grimaldello per scoprire i segreti finanziari degli italiani. Il cashback, nella sua breve ma intensa vita, ha subito ogni tipo di attacco possibile. Dopo alcune settimane di silenzio, complice l'arrivo dei rimborsi per il superbonus di dicembre, le polemiche sull'iniziativa fortemente voluta dal governo Conte sono diventate incessanti. Nonostante la nota ufficiale di Consap, che ha fatto sapere come le operazioni di rimborso siano andate a buon fine. Sono stati disposti oltre 3,2 milioni di bonifici per un totale liquidato di circa 223 milioni. Solo lo 0,04% dei bonifici non è andato a buon fine per problemi relativi all'inserimento di codici Iban errati, conti correnti bloccati o inesistenti. In realtà sono state numerose le proteste di utenti che non hanno ricevuto l'agognato rimborso. In particolar modo ha fatto molto discutere la mancata registrazione di alcune transazioni da parte dell’applicazione Io, lo strumento informatico indispensabile per tracciare i pagamenti.

Non sono così pochi come afferma la concessionaria pubblica gli italiani che si sono ritrovati solo con nove transazioni invece delle dieci necessarie. Ai delusi, pronti a togliere l'applicazione dal proprio telefono e tornare a pagare tutto in contanti, si sommano gli immancabili furbetti, quelli che si credono intelligenti e che, al contrario, creano loro malgrado uno stereotipo assai poco edificante di italiano medio. Si va dal genio pronto a pagare il tagliando alla propria auto con tre carte di credito diverse, al premio Nobel, che fa rifornimento alla pompa automatica della benzina a un euro alla volta, fino ad arrivare alle dieci, mitologiche, transazioni. Operazioni che sono state annullate, con buona pace di chi ci ha provato in modo così maldestro. Il governo Draghi non vede di buon occhio i bonus. Li considera un modo poco intelligente di utilizzare i miliardi dei recovery found. Il cashback non fa ovviamente eccezione. Anche perché, così pensato, rischia di essere solo una mancetta. L'idea alla base del provvedimento aveva un intento chiaro ai più attenti a questioni economiche. Si voleva cioè incentivare l'uso delle carte (al posto dei contanti) per rendere tutti i pagamenti tracciabili.

E così provare ad attaccare uno dei peggiori tumori dei quali è afflitto il nostro paese: l'evasione fiscale. Ma per far ciò sarebbero stati necessari fondi assai maggiori, rispetto ai quattro miliardi di euro annui stanziati. In particolar modo non ha mai convinto il limite di rimborso di quindici euro. Un paletto che ha, inevitabilmente, reso meno appetibile, ad esempio, pagare in modo lecito (e con regolare fattura) il proprio muratore o l'idraulico. Di fronte ad un lavoro di trecento euro il rimborso non sarebbe stato di trenta euro, ma solo di quindici. Discorso analogo e ancor più amplificato per interventi superiori ai mille euro. L'esecutivo di SuperMario, da molti intellettuali considerato come la panacea contro tutti i mali, sarà in grado di sconfiggere anche il cancro italiano, quell'evasione fiscale che costa ogni anno oltre cento miliardi di euro?