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Turismo, salvezza legata alla campagna vaccini e la Gran Bretagna vola

Pietro De Leo
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C’è la crudezza di un allarme che si affianca a quello per la diffusione delle varianti e di un percorso vaccinale al rallentatore. Ed è la valanga di dati negativi delle attività recettive. Antonio Barreca, presidente di Federturismo, in un colloquio a Lapresse ha quantificato a 75 miliardi di euro la perdita nel comparto dovuta ai contraccolpi del Covid, preventivando un pericolo ondata di fallimenti per le imprese nel 2021.

E poi c’è uno studio Confcommercio –Swg, anticipato da Adnkronos, secondo cui il 40% degli italiani ha in programma di fare meno vacanze rispetto al 2020. Un anno tutto sommato già difficile, dove i dati sul turismo hanno fatto segnare un balzo fisiologico rispetto all’azzeramento di una Pasqua passata in lockdown.

La prossima estate, dunque, potrà essere ancora peggiore, considerando la perdita di reddito per molte famiglie (pensiamo a quelle di autonomi, imprenditori e professionisti), la scelta da parte di molti di trascorrere il periodo di vacanza in una seconda casa, e una cronologia costellata da chiusure dall’autunno in poi. Saltata la fase del turismo natalizio; saltata la fase del turismo sulla neve con gli impianti di sci costretti alla serrata a poche ore dalla riapertura.

E ora si delinea la prospettiva anche di uno stop al frangente di Pasqua. Nell’anticipazione dello studio, Confcommercio pone l’accento sul riflesso della campagna vaccinale. Nel momento in cui la Gran Bretagna la concluderà con successo, al ritmo sostenuto ed efficace in corso d’opera (l’uscita dal tunnel è prevista a Giugno), si approprierà di importantissime quote di afflusso, a scapito dell’Europa continentale, non a caso le prenotazioni dei voli Easyjet sono più che triplicate. Il dato è tutto lì: dalla conduzione della campagna vaccinale dipenderà la competitività del settore. E l’Italia, al momento, non vanta un buon ritmo: secondo gli studi dell’università di Oxford, infatti, si piazza al 18esimo posto sui ventisette Stati membri Ue per dosi ogni 100 persone. L’urgenza di implementare la campagna di vaccinazione, aumentare l’approvvigionamento, sviluppare una logistica capillare morde sulla sopravvivenza del comparto turistico. Un quadro che, purtroppo, non può contare neanche sull’obiettivo di produrre i sieri nel nostro Paese. Per raggiungerlo, infatti, servono tra i 4-6 mesi di adeguamenti e sviluppo delle linee. Un tempo che, purtroppo, non abbiamo.