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Pensioni, governo Draghi al lavoro. Fine di Quota 100 e le ipotesi di riforma

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Mario Draghi nei suoi discorsi programmatici in parlamento non ne ha fatto cenno, ma tutti gli esperti sono concordi sul fatto che il nuovo esecutivo dovrà in qualche modo mettere mano alle pensioni. All'orizzonte c'è la scadenza del 31 dicembre quando giungerà al termine la sperimentazione di Quota 100. Senza un intervento si rischia uno scalone da brivido come le persone che ritornerebbero a maturare la pensione a 67 anni contro i 62 garantiti dal provvedimento che fu approvato nel 2018 dal governo gialloverde M5S-Lega.

Non è un compito facile per il governo vista la differenza di vedute tra le varie forze politiche che compongono la maggioranza. Tuttavia stando a quanto si legge in un servizio de Corriere della Sera Economia il governo sta lavorando a diverse ipotesi. Secondo molti osservatori la fine di Quota 100 è data per scontata. In fin dei Conti anche Giuseppe Conte era intenzionato a percorrere questa via. Resta da capire però come far convivere questa ipotesi con la presenza della Lega in maggioranza (il provvedimento è una bandiera di Salvini) e come evitare uno scalone che creerebbe delle diseguaglianze sociali. Le richieste dei sindacati in questo senso sono state pressanti fin dal primo incontro con il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Le ipotesi in campo sono dunque due. La prima - che sarebbe quella caldeggiata dal premier - è quella di una riforma complessivo del sistema in modo da dare maggiore flessibilità rispetto al contributivo secco della riforma Fornero. Draghi già per quanto riguarda il fisco ha detto di preferire interventi sistematici rispetto a provvedimenti singoli. In ogni caso sarà difficilissimo trovare un'intesa e dunque potrebbero esserci dei provvedimenti per garantire una maggiore flessibilità in uscita. Una opzione era quella di quota 102 per garantire l'uscita a 64 anni. Una soluzione intermedia che potrebbe ridurre l'effetto dello scalone.