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Covid, nel lavoro autonomo persi 280 mila posti

Pietro De Leo
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Un conto salatissimo del Covid sull’universo degli autonomi. A tracciarlo è Confesercenti in occasione dell’incontro con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che ha dato avvio ad un giro di confronto con le parti sociali. Nel 2020 l’impatto economico della pandemia ha portato alla perdita di 280 mila posti di lavoro nel comparto indipendente. Circa 80 mila gli imprenditori che hanno perso la loro occupazione, 74 mila i collaboratori e 50 mila i liberi professionisti. Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti, ha affermato che “il calo dei lavoratori indipendenti vale circa la metà della riduzione complessiva dell’occupazione nel periodo e non può essere ignorato.

Anche perché si tratta di attività spesso sane, lavoratori che sono stati spazzati via dalla crisi innescata dalla pandemia”. Una contabilità dolorosa, su cui pesano le scelte del governo Conte 2 sul comparto dell’impresa. L’aver spinto ad ulteriore indebitamento con le norme del “decreto liquidità”, senza aver preso conto delle richieste del comparto, ha avuto un peso nella risposta alla crisi, così come la gestione delle aperture-chiusure che ha costretto le imprese (pensiamo a quelle della somministrazione pubblica) ad un’altalena tra costosi adeguamenti e restrizioni.

Per quanto su iniziativa del nuovo governo, quanto accaduto ai gestori delle piste da sci, ai quali è stata imposta la proroga della chiusura a poche ore dalla riapertura degli impianti e dopo settimane impiegate all’adozione di protocolli di sicurezza, è esattamente la metafora di quanto accaduto nel 2020. Sullo scenario pesano poi i ritardi nell’approvazione dei decreti attuativi su misure che avrebbero potuto migliorare, seppur non in maniera definitiva, la condizione degli autonomi. Un esempio è la norma sull’anno bianco previdenziale delle partite Iva, approvata nella legge di Bilancio e poi finita nel tritacarne della guerra termonucleare nel centrosinistra per la fine dell’Esecutivo Conte.