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Centrale Enel di Bastardo, ecco quale sarà il suo futuro

Jacopo Barbarito
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La centrale Enel “Pietro Vannucci” di Bastardo si prepara a cambiare pelle, così come sta avvenendo in tutta Italia per altri 22 siti. Da qualche tempo, infatti, Enel ha messo in atto un processo di dismissione degli impianti meno efficienti, che non significa però abbandono. Si, perché l'idea è quella di costruire un nuovo modello industriale imperniato proprio sulla riqualificazione di quelle centrali che hanno esaurito il loro ciclo di vita. Compresa quella di Gualdo Cattaneo, “oggi poco utilizzata - ha spiegato il direttore Giancarlo Millucci - e per la quale si rende necessario un cambiamento”. Cambiamento che, di fatto, prende il via oggi. “Ogni centrale - ha spiegato Andrea Falessi, responsabile comunicazione Italia di Enel - ha una storia e delle specificità che la legano al territorio di riferimento”. “Ecco perché - gli ha fatto eco Giuseppe Molina, responsabile Enel Generazione Italia - vogliamo accompagnare l'impianto in dismissione verso quel progetto di riqualificazione che anche il territorio ci indica. Intanto ci siamo impegnati a ricollocare i colleghi che ancora operano in queste centrali, adottando un raggio limitato in termini di spostamenti”. E di occupazione hanno parlato anche i due sindaci Andrea Pensi e Marcello Bioli. Riconoscendo il ruolo chiave svolto da Enel in termini di sviluppo economico e sociale sull'area nel corso degli ultimi 40 anni e la risposta che lo stesso territorio ha dato, i due primi cittadini hanno posto l'accento sulla necessità che il progetto di recupero della centrale guardi ad un rilancio del comprensorio anche in termini occupazionali. “Chiediamo - hanno detto all'unisono - che Enel rimanga in qualche modo sul territorio, che si rispettino i tempi e i modi stabiliti dall'accordo quadro firmato nelle scorse settimane e che vengano assicurati tutti quegli strumenti necessari per favorire l'investimento di soggetti interessati”. “Come Regione - ha detto il vice presidente Fabio Paparelli - metteremo a disposizione gli strumenti finanziari di cui disponiamo, a patto che si operi in un'ottica di riqualificazione anche sociale del territorio, di sviluppo e innovazione e di occupazione”. “Siamo consapevoli della necessità di cambiamento - ha detto in chiusura il presidente di Confindustria Umbria, Ernesto Cesaretti - e speriamo che il futuro guardi anche ad un coinvolgimento diretto delle filiere dell'agroalimentare e del tessile che contraddistinguono questo territorio”.