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Ubi boccia l'offerta di Intesa Sanpaolo

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Il cda Ubi banca non fa sconti a Intesa SanPaolo e rilancia prospettando ipotesi di acquisizioni da preparare entro l’anno, nel caso in cui la banca rimanesse autonoma. L’offerta di pubblico scambio che partirà lunedì sul mercato "non è conveniente" per gli azionisti Ubi e mira a "eliminare un concorrente" che invece potrebbe costituire "un terzo polo" e fare la sua parte nel consolidamento bancario italiano.

Il management si esprime come da attese e a quattro mesi dal lancio dell’ops indica la strada agli azionisti: non aderite all’offerta perché il corrispettivo offerto (17 azioni Intesa Sp per 10 Ubi banca) "non è congruo” né “riflette il valore della banca”, penalizzando i soci Ubi, a differenza di quelli di Intesa Sp, a cui andrebbe “un’allocazione del valore e delle sinergie molto più favorevole”. Il cda ha approvato all’unanimità il documento dell’emittente insieme a un aggiornamento del piano industriale al 2022 che, come contromossa, aumenta il monte dividendi prospettando dotazioni patrimoniali migliori. Stando alla nuova strategia post-covid, Ubi promette 840 milioni di utili da distribuire nel triennio, in aumento rispetto a quelli precedentemente previsti, anche se l’utile al 2022 sarà più basso, 562 milioni dai 665 milioni originariamente previsti. Ma le contromosse non si fermano qui: il cda di Ubi, secondo quanto riferito dal presidente Letizia Moratti, ha dato mandato al ceo Victor Massiah di esplorare operazioni straordinarie da portare in discussione entro la fine dell’anno. 
L’ops comporta diversi rischi, a detta del cda, soprattutto nel momento in cui non raggiunga una soglia tale da consentire agevolmente la fusione, in particolare se aderisse all’ops tra il 50% e il 66,67% del capitale. In quel caso potrebbero esserci dei negoziati ma “un’eventuale richiesta di accordo o di negoziazione deve partire dall’offerente, non siamo noi a poter chiedere un rilancio, non possiamo farlo perché non abbiamo il mandato degli azionisti ”, spiega Moratti.

Ma non c’è solo questo: secondo il cda di Ubi banca, il prospetto di Intesa SanPaolo non ha chiarito altre incertezze, come quella legata ai livelli occupazionali del nuovo perimetro, non avendo ancora messo a punto un piano per il post fusione. Allo stesso tempo, l’offerta ha delle prospettive di esecuzione“ incerte, in quanto condizionata da plurimi e concorrenti fattori, tra cui la cessione del ramo bancario a Bper e dei rami assicurativi a UnipolSai, su cui si deve ancora pronunciare l’Antitrust.