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Fusione Tk-Tata Steel: "Quale futuro per l'Ast?"

Sergio Casagrande
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“Si rafforzano le ipotesi, confermate da Reuters, della firma di un memorandum tra Tata Steel e ThyssenKrupp sulla fusione delle due multinazionali in Europa. Le voci sull'operazione si rincorrono da mesi, tanto che il 7 aprile ho scritto una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, chiedendo di approfondire e vigilare sulle ripercussioni che l'Italia potrebbe patire: si eviti che l'acciaieria di Terni subisca le ripercussioni di questo patto, con conseguenze al momento imprevedibili”. Così il senatore del Partito Democratico, Gianluca Rossi, commenta l'indiscrezione che circola da tempo di un accordo imminente tra Tata Steel e ThyssenKrupp, e aggiunge che “Terni ha già pagato il conto di compravendite malandate, subito tagli e lunghi conflitti sociali. Non si deve fare la fine di Port Talbot, dove Tata Steel ha annunciato più di un migliaio di licenziamenti contribuendo a mettere in crisi il governo Cameron”. Rossi commenta: “Questo scenario è da rigettare in toto. Ad AST rivolgo invece una domanda aperta: si manifestino chiaramente i piani di ThyssenKrupp per lo stabilimento ternano, senza lasciarci nuovamente in balìa di fumosità e dispacci di agenzia. Inoltre – conclude  il senatore -  sarebbe interessante capire se l'accordo riguarda stainless steel o altro. Perché, per quanto riguarda la produzione di acciaio inox, in ThyssenKrupp è rimasto solo  il sito di Terni. Il rapporto tra la città e l'acciaieria è radicato e merita rispetto, dovuto anche ai lavoratori che, nonostante le paure degli ultimi anni, continuano a garantire standard elevatissimi ed insostituibili”.