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Decreto salva-banche, "azioni azzerate": tremano aziende e privati

Alessandra Borghi
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“Non siamo andati neanche a pranzo. Il telefono non smette di suonare”. Alessandro Petruzzi, presidente Federconsumatori, descrive la sede dell'associazione come un porto di mare. Se ne è da poco andata, praticamente in lacrime, una ragazza che ha perso soldi più che guadagnati: regali di laurea e i frutti dei primi sforzi fatti sul fronte della ricerca. Ancora una volta sotto accusa c'è la Banca dell'Etruria, quella che la sua famiglia conosceva da una vita, quella che le aveva venduto azioni. Si era preoccupata, un po' di tempo fa, leggendo che era tra gli istituti in crisi. Finché il padre le ha comunicato, dopo averlo letto da qualche parte: “La tua banca è tra quelle salvate”. Purtroppo, però, quando è andata di persona a sincerarsi della situazione ha scoperto di aver perso tutto. Sullo sfondo, la nota vicenda del decreto legge emanato il 22 novembre e in vigore dal giorno dopo per salvare quattro banche “malate”: Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio. Il decreto ha evitato il ricorso a fondi pubblici e preservato i diritti di correntisti, depositanti e titolari di obbligazioni ordinarie, ma ha disposto l'azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche che hanno riaperto, con gestione provvisoria, con nuovi nomi. In queste ore l'agitazione cresce. Petruzzi cita Passignano sul Trasimeno dove “il valore espropriato ai cittadini supera il milione di euro”, ma anche Sigillo, dove stima perdite di “circa un milione e seicentomila euro”. Per non dire di Ponte Felcino, frazione di Perugia: “un paese in ginocchio”. Numeri che danno l'idea del dramma che sta investendo tante, troppe famiglie. “Persone che magari in tutto avevano 40-60 mila euro da parte frutto dei sacrifici di una vita. Piccoli risparmiatori, mica speculatori. Ma quello che ora sta emergendo è che rischiamo di vedere la crisi di molte piccole attività imprenditoriali che avevano messo azioni acquistate dalla banca a garanzia di prestiti”, avverte Petruzzi. Si potrebbe insomma profilare “una situazione assurda: la nuova società bancaria nata dal cosiddetto decreto salva-banche potrebbe dire: caro signor x, devi sostituire la garanzia per il mutuo. Questo significa mettere in ginocchio le aziende”. Cosa fare? “Il Parlamento, nel convertire il decreto in legge, deve spianare la via a un recupero dei soldi almeno parziale per i risparmiatori”, auspica Petruzzi.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 3 dicembre (CLICCA QUI)