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Tassa di soggiorno al Trasimeno, levata di scudi di Federalberghi e Faita

Eleonora Sarri
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Bocciata, senza se e senza ma. La voce, nuovamente ricorrente in questi giorni, che ipotizza l'introduzione dell'imposta di soggiorno da parte dei Comuni del Trasimeno, scatena la reazione fortemente negativa e critica della Federalberghi e di Faita (Federazione della strutture all'aria aperta, particolarmente significative nell'area), le associazioni del turismo ricettivo di Confcommercio, che riaffermano la netta contrarietà a questa ipotesi. VOTA il sondaggio “E' a dir poco stupefacente - sottolineano le due organizzaizoni – che, a fronte delle difficoltà di bilancio, ancora una volta l'unica risposta che sindaci e amministrazioni comunali, vecchi e nuovi, sono capaci di elaborare sia quella di imporre un balzello che colpisce il bene e valore su cui si fonda l'economia del comprensorio, ovvero il turismo. Come uccidere la gallina per avere un uovo! Noi siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà dei Comuni nel far quadrare i conti, ma è difficile capire perché, invece di ragionare con tutto il sistema economico per trovare possibili alternative, pensino solo alla soluzione, semplicistica quanto suicida, di imporre un balzello sui turisti!”. C'è un ulteriore aspetto su cui Faita e Federalberghi puntano il dito: scegliere ora di introdurre l'imposta di soggiorno per l'anno in corso, cioè il 2015, significherebbe scaricarne i costi quasi totalmente sulle imprese. Questo perché nel Trasimeno c'è soprattutto turismo organizzato e le strutture ricettive hanno già stipulato i contratti, senza dunque alcuna possibilità di rivalersi sui clienti per l'imposta di soggiorno eventualmente inserita “in corsa”.