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Coronavirus e fase 2, la proposta di Confagricoltura: "Dobbiamo promuovere il brand Umbria"

Mauro Barzagna
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“Oltre a un protocollo mirato a una riapertura in sicurezza sono necessarie azioni di promozione e incentivazione di tutta la filiera agricola con la garanzia del controllo della qualità dei prodotti. Prodotti umbri da promuovere con un brand Umbria”: è questo l'approccio che Fabio Rossi, presidente regionale di Confagricoltura, propone per uscire dalla crisi causata dall'emergenza Coronavirus e dal decreto relativo alla fase 2. La proposta di Rossi tira in ballo anche le attività legate all'agriturismo: “In Umbria è possibile sostenere e promuovere il turismo rurale che per la specificità del territorio bene si presta ad accogliere il turista in un luogo dove si garantisce il rispetto delle misure di sicurezza. E per questo si potrebbero creare dei last minute ad hoc per i mesi estivi”. Una seria politica di rilancio del settore, però, non potrà prescindere anche da interventi strutturali legati all'Appennino centrale che, anche con un progetto specifico, Confagricoltura chiede da tempo. “L'agricoltura - spiega Rossi - è componente essenziale per questi territori che vedono l'Umbria al centro. Altro aspetto quello della manodopera perché occorrerà integrarla con personale italiano, anche se non formato, al posto degli stranieri che già da tempo operano nel settore ma sono tornati in patria per la pandemia”. Ciò che al presidente di Confagricoltura Umbria preme chiarire è anche un aspetto strategico: “Il comparto agricolo non deve farsi trovare impreparato per gli ulteriori sviluppi che ci troveremo ad affrontare. In questo senso assume un valore particolare anche lo sblocco dei pagamenti riferiti agli ultimi tre anni del Psr, come annunciato dall'assessorato regionale. Importante, in questo senso, è quindi il sostegno che si dovrà dare alle imprese che hanno fatto investimenti, che lavorano e che assumono”.