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Luca Tacconi: "Statici e lenti, serve nuovo sprint"

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Marina Rosati
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La speranza, come si dice, è l'ultima a morire. In un imprenditore poi è quasi indispensabile per poter andare avanti ma in una situazione come quella attuale è impossibile non rimarcare le tante difficoltà operative con cui fare i conti anche per persone ottimiste e fiduciose per mestiere come Luca Tacconi, presidente della sezione territoriale di Perugia di Confindustria Umbria. Già da imprenditore affermato nel settore dell'automotive, operare cercando di fare profitto per sé e sviluppo per il territorio è difficile, ma se l'attuale momento economico deve esser valutato tenendo conto della realtà territoriale che la sezione di Perugia rappresenta, è indubbio che il peso delle mille problematiche che affliggono molte delle aziende associate sia “motivo di preoccupazione pur nel convincimento che nulla debba darsi per perso e nulla sia insostenibile”. Tacconi, infatti, non ci sta a tirare i remi in barca ed anzi preferisce rilanciare come se la partita fosse tutta da giocare. A nove mesi dal suo incarico come presidente della sezione territoriale di Perugia che idea si è fatto della situazione della regione? “Ci sono moltissimi tavoli di crisi aperti, di cui numerosi nella provincia di Perugia. È senz'altro un momento difficile soprattutto perché c'è una grande difficoltà a cogliere il vento di una ripresa che tarda a manifestarsi. L'Umbria peraltro sconta un rallentamento che ha origini precedenti alla crisi avendo perduto costantemente terreno da dieci anni a questa parte. E credo principalmente perché sia mancato un progetto a cui guardare e la capacità di fare sistema. Ci sono tante iniziative in ballo, per esempio Perugia capitale della cultura, che ha senza dubbio un valore in termini di investimenti e di immagine e che presenta una progettualità complessiva che mi auguro possa essere attivata, a prescindere dal riconoscimento europeo. Senza dubbio dobbiamo puntare sulla qualità e questo lo dimostrano le aziende che vanno meglio. Ma accanto all'impegno delle imprese, è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori: pubblico, privato, formazione-università e sindacato”. Durante gli incontri ai tavoli istituzionali non siete tutti concordi su questa linea? “Accade spesso che, individuato il problema e le possibili soluzioni, i tempi di attuazione diventino troppo lunghi e ciò è inaccettabile. Le faccio un esempio: la legge sulla semplificazione è stata un'ottima intuizione dell'Umbria ma poi ci siamo fermati e in termini oggettivi si è prodotto ben poco: i cittadini e le imprese non ne percepiscono gli effetti”. Lei dice quindi che si fanno molte chiacchiere e pochi fatti? “Dico che bisogna convergere tutti su cose possibili, da realizzare in tempi certi. E questo è un problema che riguarda tutti, anche il mondo bancario che deve ricominciare a fare quello che faceva un tempo: conoscere meglio il territorio, le imprese e sostenerle magari nei momenti di crisi di mercato che possono attraversare”. Entrando nel merito dei problemi, uno di quelli che stanno più a cuore agli imprenditori è la questione infrastrutturale, tornata prepotentemente alla ribalta con la vicenda E45. Qual è la posizione di Confindustria? “Prima di tutto ogni questione va conosciuta con precisione, bisogna fare i dovuti approfondimenti prima di esprimere giudizi. Sicuramente il progetto sulla E45 è interessante sia per l'occupazione che può sviluppare, sia per risolvere una parte dei problemi di viabilità della nostra regione. Se consideriamo che dei 10 miliardi di investimenti attivabili per tale progetto, 2 riguardano l'Umbria, ci rendiamo conto dell'importante stimolo occupazionale che questa opera potrebbe avere. Crediamo che sia indispensabile coinvolgere i territori, non servono a nessuno posizione aprioristiche o strumentali, vanno analizzati i problemi e trovata una giusta mediazione tra i diversi interessi, considerando il traffico in aumento, le scarse risorse pubbliche a disposizione e le attuali pessime condizioni della E45”. Allora che propone? “Invoco un dibattito, obiettivo e rapido, sono convinto che una soluzione per rendere la E45 efficiente, con il minor impatto ambientale e senza gravare in modo pesante su cittadini e imprese dell'Umbria a un costo ragionevole per tutti, ci sia. L'unica cosa che vorremmo scongiurare è un dibattito infinito e pregiudiziale”. Quindi, per capirci, siete per la trasformazione in autostrada e sul pedaggio? “Noi crediamo che un project financing come quello che è stato presentato abbia il suo appeal e sia un'occasione di modernizzazione della nostra regione che non vada persa. Mettiamo al bando le polemiche a priori, concentriamoci sui fatti e le soluzioni le troveremo anche sulla questione del pedaggio. E' ovvio che, come associazione, vogliamo tutelare i nostri associati che utilizzano quella strada. E quindi crediamo che si possano trovare condizioni di salvaguardia per i fruitori locali. L'importante è non fare le cose all'italiana, con i tempi biblici che ormai ci caratterizzano”. Per quanto riguarda Alta velocità, Quadrilatero e aeroporto che posizione avete? “Sono tutte priorità per la nostra regione, bene una stazione dell'Alta velocità tra l'alta Umbria e la bassa Toscana, credo che sia un progetto realizzabile e non troppo costoso. Se di cento treni almeno un certo numero si fermasse in Umbria sarebbe uno straordinario servizio per il nostro territorio. Sul Quadrilatero resta aperta la questione della Perugia-Ancona ma speriamo che si possa sboccare a breve. Sull'aeroporto accogliamo positivamente il riconoscimento di aeroporto di interesse nazionale per il San Francesco e il rilascio della concessione ventennale ma c'è bisogno di far crescere l'incoming e avere un collegamento con un hub internazionale”. E il sindacato che vi attacca su tutto per la vostra latitanza? “Con i sindacati ci siamo incontrati e ci siamo spesso trovati d'accordo sui temi generali. Poi, sui casi concreti, quando bisogna magari intervenire con progetti di ristrutturazione aziendale imposti dalla necessità di dover competere sui mercati, riscontriamo posizioni molto meno partecipative. A dispetto di quello che può pensare il sindacato o una sua parte, gli imprenditori hanno molto a cuore il destino delle proprie aziende e la tutela dei collaboratori, consapevoli che rappresentano un'enorme ricchezza per le imprese. Allora io dico: meno proclami e più risposte concrete sui singoli casi, e non lo dico da ‘padrone' ma con spirito di sana e leale collaborazione”. C'è un problema di produttività in Umbria? “In alcuni settori sicuramente c'è. Ma non mi riferisco solo al costo del lavoro: la produttività è legata anche all'energia, alla logistica, al rapporto con le amministrazioni. A questo proposito posso dire davvero che ci sentiamo spesso vessati. Subiamo continui controlli da parte di tantissimi enti che operano senza nessun coordinamento e che rallentano veramente la nostra attività e la nostra azione quotidiana. Maggiore semplificazione e atteggiamenti meno ostili aiuterebbero molto le imprese a rimettersi in marcia”. Come associazione vi sentite un po' superati? “Mai come in questo momento l'associazione è un punto di riferimento fondamentale. È giusto mettersi in discussione ma è sbagliato generalizzare. Forse non ci rendiamo conto ma Confindustria è un'associazione invidiata da tutti gli industriali europei per la grande capacità di rappresentanza degli interessi delle imprese che supporta. Confindustria Umbria e quella territoriale di Perugia, che io rappresento, operano per tutelare l'associato che può trovare nelle nostre strutture competenze, operatività concreta, sostegno e confronto. Ciò non significa che siamo perfetti o che si riesca sempre ad ottenere il risultato auspicato. Bisogna sempre guardare avanti nell'ottica di migliorarsi e noi lo stiamo facendo anche attraverso quel processo di razionalizzazione che, per primi in Italia, abbiamo avviato e che ha portato alla costituzione di un unico organismo di rappresentanza regionale”. Da imprenditore e soprattutto come presidente deve essere fiducioso ma lo è realmente rispetto alla situazione della nostra regione? “Indubbiamente sono preoccupato perché vedo troppa staticità ed eccessiva lentezza nel migliorare molte condizioni operative. Però dico anche che, rimboccandoci le maniche, ce la possiamo fare. Ce lo hanno dimostrato, nell'ambito imprenditoriale, alcuni nostri colleghi del tessile, dell'alimentare o della meccanica che, puntando sulla qualità e sull'internazionalizzazione, ce l'hanno fatta. Non abbiamo alternative, quindi mettiamoci tutti il massimo impegno e per usare un modo di dire: testa bassa e pedalare”.