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Boom di tasse, umbri sempre più poveri

Eleonora Sarri
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Allarme tasse in Umbria. A lanciarlo è Confcommercio: dal 2007 al 2012 aumentate del 62% le tasse pagate ai Comuni, reddito giù del 5%. Secondo lo studio “Le entrate tributarie dei Comuni italiani dal 2007 al 2012: crisi economica, federalismo e Mezzogiorno” nel 2012, in Umbria, a fronte di un reddito di 23.773 euro, ogni umbro ha versato in media alle casse del proprio Comune 608,2 euro annui, con una pressione fiscale (intesa come rapporto tra entrate tributarie e Pil) pari al 2,6%. VOTA il sondaggio Una percentuale più alta rispetto a quella delle altre regioni. "Il dato che colpisce maggiormente - prosegue Confcommercio - è tuttavia il confronto con l'anno 2007: a fronte di un reddito di 24.976 euro, quindi più alto di ben 1.203 euro rispetto al 2012, i cittadini umbri versavano ai Comuni mediamente 375,7 euro, con una pressione fiscale dell'1,5%".  In cinque anni, dunque, il reddito medio degli umbri è diminuito del 4,8%, il rapporto tra entrate tributarie e Pil è cresciuto di un punto e le somme versate in tasse ai Comuni sono aumentate in media del 62%. “Stiamo sostenendo da anni che il peso della tassazione in genere e di quella locale nello specifico – commenta Aldo Amoni, presidente Confcommercio dell'Umbria – è il vero snodo per la ripresa della nostra economia e per dare fiato a famiglie e imprese. Siamo consapevoli delle difficoltà dei Comuni a far quadrare i bilanci, ma aumentare progressivamente le tasse, come è stato fatto, è una spirale perversa, che uccide economia e consumi. Che uccide le imprese. Ora abbiamo di fronte altre stangate con Tari e Tasi. Abbassare le tasse è possibile, e dove diminuisce l'imposizione fiscale cresce il Pil”. La tendenza italiana insomma è quasi paradossale, e l'Umbria ne è la conferma: i più ricchi riducono i tributi, chi si impoverisce li aumenta. L'arretramento nella ricchezza fa pendant con una esplosione esponenziale delle tasse, mentre in presenza di una maggiore ricchezza diffusa si possono abbassare le aliquote e ridurre così la pressione fiscale. Non solo: chi è più povero paga di più i servizi.