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Qatargate, né immunità, né impunità. E ora parlate

Francesco Storace
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Ora c’è solo da sperare che parlino. Gli eurodeputati coinvolti nel Qatargate – la montagna di soldi scoperti a carico dell’ex Pd Antonio Panzeri – potranno essere destinatari di misure giudiziarie: l’italiano Cozzolino e il maltese Tarabella non potranno godere di privilegi parlamentari.

Lo ha deciso il Parlamento europeo col proprio voto che ha revocato le immunità sui quattrini ricevuti via Qatar. E, potremmo aggiungere, anche le pretese di impunità sono andate a farsi benedire.

L'iter dell’assemblea per la revoca dell'immunità è partito il 16 gennaio scorso con l'annuncio della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, di aver ricevuto la richiesta delle autorità competenti in Belgio nell'ambito di un'inchiesta della Procura federale belga.

Ovviamente tutti si sono detti innocenti, ma nessuno spiega i tantissimi soldi circolati e che hanno sconcertato la pubblica opinione.

Tarabella ha detto di voler parlare solo con i giudici prima che con i cronisti, contribuendo così a infittire il mistero attorno al suo ruolo, pur continuando a professarsi “innocente”.

In sede giudiziaria si appurerà che cosa è accaduto e su chi cadranno le responsabilità. Certo è che i soldi nelle valigie sono stati trovati, che la (ex) vicepresidente del Parlamento è stata arrestata, che Antonio Panzeri ha raggiunto un accordo con la giustizia belga per scontare solo un anno di galera se collaborerà con la magistratura.

E qui la questione diventa davvero interessante. Perché Panzeri non potrà fingere di aver scherzato davanti ai magistrati. E dovrà dire da chi veniva quei milioni di euro e a chi erano diretti, oltre che a se stesso. E per fare cosa.

È un tema che riguarda anche la stessa credibilità delle istituzioni europee, travolte da uno scandalo enormi. E prima si saprà tutta la verità e prima si potrà tentare di riconquistare la fiducia dei cittadini. La botta è stata troppo forte per potersi permettere altre menzogne.