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Più soldi per la formazione, meno tasse per chi assume: così la Meloni vuole sostituire il reddito di cittadinanza

Francesco Storace
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Il reddito di cittadinanza resterà per chi non può lavorare, ma non è un vitalizio per chi invece può fare la propria parte. E il governo potenzierà semmai le politiche di formazione. È questo l’orientamento che Giorgia Meloni ha indicato in un’ampia intervista concessa al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana. Una presa di posizione che offre una luce nuova alle politiche per l’occupazione e il contrasto alla povertà. Partendo da una constatazione polemica con parte dell’opposizione: “Vedere il Pd, che votò contro l’istituzione del reddito, oggi scendere in piazza per difenderlo dimostra la strumentalità di certe posizioni”. 

 


La premier spiega la sua avversione alla misura inventata dai Cinque stelle: “Il reddito non è stato utile a contrastare strutturalmente la povertà e non ha funzionato come strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Al M5S vorrei chiedere se quando lo hanno istituito lo immaginavano come una sorta di vitalizio da percepire dai 18 anni fino alla pensione. Se la risposta è sì, io non sono d’accordo. Se la risposta è no, visto che ci sono persone che lo prendono da anni e non hanno mai trovato lavoro, dimostra che non ha funzionato”. 
Poi, la risposta sul da farsi: “Noi distinguiamo tra chi non può lavorare e va assistito e chi invece può lavorare e va accompagnato verso un’occupazione. Usiamo per questo diversi strumenti, dalla decontribuzione totale per chi assume percettori di reddito di cittadinanza, fino al pieno utilizzo dei miliardi di euro del Fondo sociale europeo destinati alla formazione”. 

 


Poi, l’altra faccia della medaglia, per la Meloni: “Forse il lavoro c’è più di quanto sembri e forse il reddito ha spinto alcuni a rifiutarlo, preferendo il nero. Aggiungo che non siamo noi a fare cassa sui poveri, visto che tutti i risparmi vengono reinvestiti proprio sui più fragili, ma chi ha usato la disperazione per interesse elettorale”.