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La sinistra teme altre sorprese sul caso Soumahoro

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Appare sempre più in maniera evidente che Aboubakar Soumahoro sia stato “usato” dalla sinistra come bandierina di propaganda elettorale. Con il rischio concreto che i suoi toni da influencer siano serviti a coprire le accuse che muovono sulla testa del suo “clan”.

Quel fiume di denaro che va in direzione della cooperativa Karibu è impressionante, anche se tutto va preso con le molle e tenendo conto che il deputato di Sinistra italiana e dei Verdi non è (ancora?) indagato dalla magistratura.

Comunque, si parla di circa 60 milioni di euro provenienti da vari enti istituzionali e non. Davvero tanti e forse troppi soldi. Gli inquirenti sono alla ricerca di elementi che possano far luce su eventuali gare per l’assegnazione dei quattrini e se ci sia stata o meno rendicontazione su cifre così ingenti.

Resta poi tutto il contesto. Perché Soumahoro potrebbe anche risultare estraneo all’inchiesta, e per una decenza della politica glielo auguriamo sinceramente, ma non aiuta a comprendere il suo atteggiamento, né quello dei suoi cari.

Vedendo le immagini che scorrevano durante la trasmissione domenicale di Giletti (Non è l’Arena su La7) ha oggettivamente infastidito il silenzio totale di fronte alle telecamere da parte del parlamentare, della sua compagna, e della madre di lei.

A fare da contrasto i racconti di chi dichiarava sofferenze in quel modo di gestire l’immigrazione.

Ecco, qui c’è il nodo di come certa sinistra ha cavalcato il tema: Soumahoro era il personaggio adatto a catturare consensi e cadevano nel vuoto le denunce di membri dei partiti che lo hanno candidato. Contava più l’immagine che la sostanza.

Per questo stupisce molto l’atteggiamento “frenato” di Fratoianni e Bonelli: da una parte invitano il loro esponente autosospeso a fare chiarezza, dall’altra non spiegano perché non lo invitano nettamente a dimettersi da quel seggio che gli hanno garantito altro. Chissà che non ci possano essere ulteriori sviluppi.