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Toc toc: la ‘ndrangheta bussa alla regione Toscana e in 38 rischiano il processo

Francesco Storace
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Toc toc, in Toscana bussa la ‘ndragheta e in 38 rischiano il processo. Tra questi anche un consigliere regionale del Pd, Andrea Pieroni, già presidente della provincia di Pisa.
Al centro dell’indagine anche un emendamento presentato in consiglio regionale. In pratica, per il voto alle elezioni regionali del 2020 dell'Associazione Conciatori di Santa Croce sull'Arno (Pisa), proprio il consigliere si sarebbe impegnato a far approvare un emendamento per far evitare al Consorzio Aquarno l'obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione integrata ambientale. A conclusione delle indagini la Procura distrettuale antimafia di Firenze, contesta ora a Pieroni e altri 25 indagati l'ipotesi di reato di corruzione elettorale. 

 


L'inchiesta sul Keu è una delle due concluse dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze sulle presunte infiltrazioni della 'ndrangheta in attività legate allo smaltimento dei rifiuti nel settore conciario, che ha portato all'emissione di 38 avvisi di garanzia complessivi. In sostanza si ipotizza contiguità tra imprenditori in Toscana e ‘ndrangheta. 
Il primo filone ha 26 indagati tra politici, dirigenti pubblici e imprenditori legati questi al clan calabrese di Guardavalle (Catanzaro). Il secondo ha 12 indagati; oltre a membri dei Gallace, imprenditori, un dipendente regionale e il consigliere regionale Pieroni (Pd) che si prodigò per far approvare un l’emendamento. Oltre alla corruzione elettorale, nel filone coi 26 indagati la Dda di Firenze contesta, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti e inquinamento, indebita erogazione di fondi pubblici ai danni della pubblica amministrazione, falso e impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

 


Il secondo filone di 12 indagati verte su reati su gestione dei rifiuti, dei reflui e dei fanghi industriali prodotti dal distretto conciario tra le province di Firenze e Pisa. I reati contestati, sempre a vario titolo, sono estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza aggravati dal metodo mafioso.