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Forza Italia si sdoppia in Sicilia e il centrodestra va subito sotto: intervenire, please

Francesco Storace
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Roba da non crederci. In Sicilia Forza Italia non raddoppia ma si sdoppia e crea due gruppi in regione, che si guardano in cagnesco. Uno fa riferimento al presidente eletto alle regionali, Renato Schifani, l’altro al coordinatore “ribelle” del partito, Gianfranco Miccichè.

Giuriamo che non è uno scherzo, al punto che i gruppi si chiamano addirittura Fi1 e Fi2, manco fossero batterie di missili pronti all’uso nel conflitto tra russi e ucraini.

Se ne occupi, Silvio Berlusconi, e se ne preoccupi. Perché non può essere che da assetti di governo regionali si possano formare due gruppi dello stesso partito in una terra che comunque è stata più generosa di consensi versi gli azzurri rispetto ad altri territori d’Italia. Ci vuole serietà, please.

 

 

 

Nello stesso giorno in cui giurava la nuova giunta di Schifani, Forza Italia si divide in maniera clamorosa. Non è un degno spettacolo per il centrodestra siciliano. Col rischio che si debba finire in tribunale per decidere a chi spetta la denominazione del partito tra i contendenti.

Il gruppo Fi1 è quello che fa riferimento a Schifani, capogruppo è Stefano Pellegrino, e ha nove deputati regionali; Fi2 è quello presieduto da Miccichè, con quattro parlamentari.

 

 

 

Che la situazione rischi di precipitare nel ridicolo lo ammette lo stesso neopresidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvano, di Fdi: "Non possono coesistere due gruppi parlamentari con la medesima denominazione”. L'invito è a trovare una soluzione con "rapporti bonari tra le parti, ovvero nelle appropriate sedi e comunque al di fuori delle competenze spettanti a questa presidenza".

La prima conseguenza della spaccatura si è registrata nell’elezione dei vicepresidenti del Parlamento siciliano. Sono due e il vice “vicario” lo ha ottenuto il Movimento Cinque stelle. Evidentemente non tutti gli azzurri hanno votato il loro Lantieri, e così ha vinto il pentastellato Di Paola, con 35 voti contro 32. Chi ben comincia è a metà dell’opera…