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No, Bellanova, il cronista che informa e non insulta non può andare in carcere

Francesco Storace
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Perché volevano il carcere per i giornalisti che avevano informato su una causa di lavoro intentata contro Teresa Bellanova? Dopo la sentenza che ha fatto franare le pretesa dell’ex ministra non si avverte alcun tintinnio di scuse…

Quei giornalisti, Mary Tota, Danilo Lupo e Francesca Pizzolante, non avevano insultato la Bellanova. Ma avevano raccontato le peripezie a cui era stato sottoposto l’addetto stampa dell’onorevole.

I giornalisti avevano scritto e raccontato sulle rispettive testate (ilfattoquotidiano.it, La7 e Il Tempo) della vertenza intentata alla Bellanova dal suo ex addetto stampa Maurizio Pascali. Questi l’aveva citata in giudizio per vedersi riconoscere il giusto inquadramento contrattuale (e la giusta retribuzione) per i tre anni in cui aveva lavorato al suo servizio come partita Iva. Una richiesta ritenuta fondata dalla Corte d’Appello leccese, che a settembre ha condannato Bellanova e il Pd locale a risarcirgli un totale di cinquantamila euro. Moneta sonante, dunque.

Nel frattempo però l’esponente di Iv e prima ancora del Pd aveva trascinato in Tribunale sia il suo ex collaboratore sia i tre cronisti che gli avevano dato voce. Con un dettaglio davvero preoccupante: il 19 ottobre scorso il pm onorario aveva avanzato la sorprendente richiesta di un anno di reclusione per Pascali e sei mesi ciascuno per i tre cronisti che avevano osato informare.

E questo nonostante persino la Corte costituzionale avesse “riconosciuto l’inammissibilità del carcere per il reato di diffamazione, considerandolo un pesante deterrente nei confronti del diritto di cronaca”.

A sistemare le cose ci ha pensato il giudice, con l’assoluzione piena per tutti. “È una sentenza che consacra puntualmente la libertà di esercitare, correttamente, il diritto di cronaca. L’insussistenza delle accuse mosse ai tre giornalisti, così come ritenuta dal giudice, consentirà loro di continuare a svolgere con ritrovata serenità e con la nota tenacia, il mestiere, difficile quanto esaltante, di cronista”, ha commentato il difensore dei tre cronisti, Roberto Eustachio Sisto. Teresa, non ci provare più.