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E ora è il Pd a piangere per la legge Severino

Francesco Storace
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Lacrime, lacrime amare versa il Pd. Perché la condanna beccata anche in Appello dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, fa male. Un anno di reclusione per abuso di ufficio: un’inchiesta sulle irregolarità nelle procedure di affidamento del Grand Hotel Miramare all’associazione Il Sottoscala. Affidamento che sarebbe avvenuto senza bando e senza nessuna procedura di evidenza pubblica.

Ma il tema riguarda la legge Severino, con l’ulteriore sospensione per un altro anno del sindaco di Reggio Calabria dalle sue funzioni.

E questo pone un enorme problema al Partito Democratico, che certo non può far finta di nulla.

Ci sarebbe una sola strada per ridare alla città un assetto democratico: le dimissioni del sindaco sospeso potrebbero riaprire i giochi e portare a nuove elezioni, ma queste non sembrano arrivare. La scelta non è solo di Giuseppe Falcomatà.

Perché dietro di lui c’è proprio il Pd, chiamato a scegliere la strada da percorrere.

Quando si votò per i referendum per la giustizia promossi da Salvini e dai radicali, la legge Severino rappresentava uno dei quesiti principali. Gli stessi sindaci di tutta Italia ne sottolinearono l’incongruità, fin dalla sospensione dagli incarichi dopo una condanna di primo grado. Ma il Pd allora fu tiepido, tutto preso dal furore giustizialista determinato dall’alleanza con i Cinque stelle.

Ora, in Parlamento, potrebbero riaprirsi i giochi e certo non per il solo Falcomatà. Si tratta di capire come intenderà muoversi la premier Giorgia Meloni, che fu contraria al quesito referendario sulla Severino. Ma che invece fu accolto positivamente dall’attuale, nuovo Guardasigilli Carlo Nordio.

Certo è che la normativa non va giù a molti uomini politici che masticano di diritto. Perché la sospensione per una pena non definitiva fa gridare davvero ad un giustizialismo che sarebbe ora di cancellare dal nostro orizzonte. Occorrerà capire se i partiti se la sentiranno, stavolta.