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Nel Pd comincia la corrida congressuale. Popcorn, please

Francesco Storace
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Non c’è dubbio che sarà una corrida. Le dimissioni – inevitabili – annunciate da Enrico Letta con la forma di non ricandidatura al congresso del Pd hanno avuto l’effetto di far esplodere il partito. Fioccano i pretendenti al trono di una formazione politica che è in grave difficoltà. Altrimenti non ci sarebbe chi parla esplicitamente di rifondazione del partito. Questo presuppone tempi lunghi, il che frena oggettivamente la corsa del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che ha bisogno di fermare la platea dei competitori. Chi non lo vuole, punta a metà 2023 o poco meno come data delle assise del Pd.

Il paradosso è che potrebbero essere in corsa sia Bonaccini che la sua vice in regione, Elly Schlein, il che appare un po’ ridicolo, oggettivamente. La direzione di giovedì dovrà indicare la rotta che il Pd dovrà seguire per evitare la definitiva balcanizzazione del partito. Ma se in molti si ritengono all’altezza della guida del Nazareno probabilmente i conti non tornano: perché avrebbero più bisogno di leader carismatici che di candidati grigi. Sarà sicuramente importante anche il nodo delle alleanze, pur se tutti giurano che il problema principale è quello dell’identità del partito. Comunque, il bivio tra Cinque stelle o Terzo Polo di Calenda e Renzi c’è tutto e prima o poi dovranno decidere il da farsi.

Tutto questo comporterà ritardi nell’azione parlamentare di opposizione, perché non sapranno assieme a chi farla. Non sempre tutto è automatico quando si dice “contro”, perché poi devi far capire agli elettori qual è l’alternativa che si propone a chi sta al governo. Ma è evidente che se l’alternativa è tra il massimalismo che porterebbe ad abbracciare di nuovo i Cinque stelle e il riformismo che invece porta sulla sponda centrista, saranno inevitabili nuove spaccature in un’area politica già decisamente rissosa a causa delle troppe correnti esistenti. Popcorn, please.