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L'attacco di Rula Jebreal alla Meloni indigna, ed è un bene, anche Monica Cirinnà

Francesco Storace
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Rula Jebreal è riuscita in un colpo a raggiungere due primati: creare un’enorme ondata di solidarietà a Giorgia Meloni per lo schifoso attacco al padre che la abbandonò ad appena dodici mesi e a distruggere la propria reputazione. Perché chi arriva ad usare certi argomenti per demonizzare un leader politico vede minata in maniera definitiva la propria credibilità giornalistica. Il linciaggio è una pratica inammissibile. Provi a leggere, Rula Jebreal, le reazioni che ha suscitato con il suo insensato attacco alla leader di Fdi. Non siamo nemmeno al donna contro donna che ogni tanto riempie le cronache giornalistiche; perché nel caso della Jebreal la parola mistificazione è quella che più si adatta a questa specie di polemica che ha voluto tirare fuori a freddo.

Ed è un bene che da sinistra ci sia stata più di una reazione adeguata. Colpisce quel che ha scritto Monica Cirinnà con parole davvero sagge: “I fatti riferiti a Giorgia Meloni sono una barbarie. Le persone si valutano per ciò che fanno, scelte politiche, per quello che dicono. Riferirsi ad azioni di terzi è sempre sbagliato. Ne traggano insegnamento coloro che hanno usato questi metodi con avversari, soprattutto se donne”. Quel filo di polemica finale non toglie nulla agli argomenti con cui la Cirinnà ha preso nettamente le distanze da un attacco davvero infame.

Ovviamente, all’appello mancano molti altri esponenti di sinistra, ma non si può pretendere tanto dopo la terribile botta elettorale. Avranno tempo per rifarsi e considerare negativamente il brutto episodio quando si aprirà in tribunale il giudizio per la querela annunciata dalla Meloni. Quel giorno vorremo davvero vedere se qualcuno oserà manifestare solidarietà a chi spara fango in maniera indecente per esclusiva avversione politica. Perché alla speculazione – per un fatto che non si può attribuire alla Meloni e avvenuto nel 1995 – dovrà pure esserci un limite.