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Se il Pd litiga per il congresso se ne avvantaggerà il governo Meloni

Francesco Storace
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Il governo Meloni avrà vita lunga se l’opposizione si contorce su se stessa. Le vicende del Pd lasciano intendere un prossimo e lungo scontro congressuale, che lascerà ferite di non poco conto. In ballo la segreteria, le strategie per le alleanze e persino il nome del partito. Ne avranno per diverso tempo.

Del resto, Enrico Letta ha dovuto chiudere la sua esperienza dopo una sconfitta elettorale devastante. Il Pd l’ha condotta senza entusiasmo, come ammettono diversi parlamentari, rieletti o no. Lo stesso Letta ne ha combinate più di Carlo in Francia e alla fine sono rimasti senza possibilità di incidere negli assetti politici della nuova legislatura.

Il segretario uscente è apparso molto confuso persino nel momento della prima analisi del voto. Dichiararsi soddisfatto per essere la prima forza politica dell’opposizione è da camicia di forza: vuol dire che temevano per davvero di essere scavalcati dai Cinque stelle. E allora ci si chiede perché non si sono alleati con loro. Tutto questo per Draghi?

Ora si aprirà la stagione congressuale, e c’è da scommettere che sarà tutt’altro che unitaria. Fioccano le autocandidature, come ad una fiera delle vanità che non fa certo onore ad una tradizione politica che un tempo si spacciava come seria.

In campo scenderanno un sacco di personaggi, ma bisogna vedere per quale linea politica. Perché alla fine il tema sarà proprio quello.

È ancora riproponibile la tesi sempre più azzardata del campo largo, ovvero l’alleanza da M5S fino a Renzi e a Calenda?

Oppure bisognerà scegliere tra uno schieramento più di “sinistra” con i grillini alternativo ad un fronte riformista col cosiddetto Terzo polo?

Ma la discussione non potrà fermarsi alle alleanze. Perché la strategia politica da scegliere comporta anche una definizione dell’identità del partito. Non parlarne significa accettare una subordinazione alle alleanze. Che se vogliamo è il contrario della vocazione maggioritaria che propose Veltroni alla fondazione del Pd. Tempi duri, insomma. Ne guadagnerà proprio il lavoro del governo.