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Nella Lega non serve la polemica aizzata da Maroni contro Salvini

Francesco Storace
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Eppure Roberto Maroni è persona intelligente. Ma la voglia di strafare con una tempistica inopportuna tradisce la sua personalità. La sparata confezionata sul “Foglio” per le dimissioni di Matteo Salvini da segretario della Lega è una mossa quantomeno azzardata.

Un politico avveduto non può ignorare mai il momento in cui prende certe posizioni. Che il risultato elettorale del Carroccio non sia stato soddisfacente lo ha ammesso lo stesso segretario federale. Aggiungendo però un “dettaglio” che in politica ha il suo valore: quel centinaio di parlamentari leghisti – sui seicento in totale – pesa non poco nel governo e nella maggioranza. E da loro può partire il riscatto del partito.

Fiaccare il leader nel momento in cui deve lavorare con gli alleati al mosaico di governo potrebbe essere soggetto all’accusa di intelligenza con il nemico. Ci può stare la critica al capo in qualunque momento, tranne quando deve iniziare il cammino di un nuovo esecutivo, soprattutto se scaturito dalla scelta popolare. La compattezza è un ingrediente decisivo per cominciare bene.

Poi, bisogna spiegare bene il motivo di una richiesta del genere. Perché c’è la pubblica opinione che assiste alla polemica.

La gran parte degli osservatori concorda sullo scarso entusiasmo della base leghista sulla partecipazione al governo Draghi come uno dei motivi del calo elettorale. Con il premier in carica non c’è stato feeling, nonostante il sostegno aperto di Salvini all’esecutivo.

Ma il paradosso – e questo si registra come risposta interna alla polemica – è che a criticare il segretario del partito sia soprattutto l’ala “governista”, ovvero chi voleva stare a tutti i costi con Mario Draghi. Così non se ne esce, però.

Anche perché il tentativo di Salvini è di lavorare da protagonista e con lealtà nel governo Meloni che sta per nascere. E il chiacchiericcio sulla segreteria non aiuta. A meno che non sia in atto il tentativo di riportare la Lega su posizioni del passato, per far naufragare ogni percorso del partito a livello nazionale. Ma chi vuole tornare all’antico ha il dovere di dirlo con chiarezza.