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Il Pd vuole abolire chi controlla la Rai, mica il canone…

Francesco Storace
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Sembra incredibile: in giro ci sono quelli che versano lacrime per Marco Damilano. È stato costretto a chinare il capo per la conduzione faziosa della sua trasmissione “Il Cavallo e la Torre” su Raitre dall’Authority delle comunicazioni.

In fondo, gli è andata pure bene. Ha ospitato un filosofo francese, Bernard-Henri Levy, che ha dato i numeri in trasmissione contro il centrodestra italiano. E non si capisce a che titolo.

L’Agcom ha deliberato la violazione del pluralismo, che era evidente a chiunque fosse dotato di un barlume di serenità.

Damilano ha dovuto leggere la censura subita secondo le norme di legge e non dovrà cacciare un euro di multa, almeno crediamo. E comunque immaginiamo che li verserebbe l’azienda. Non siamo al martirio.

 

 

Dunque, che cosa si pretende? Se la par condicio si è tradotta in norma lo si deve a quella sinistra che Damilano, ancora una volta, ha tentato smaccatamente di favorire. E se la norma c’è, va rispettata, non dovrebbe esserci alcun dubbio.

Invece, siamo alle solite. Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici (e compagni) dovrebbero essere solo interpretate.

Chi protesta – a sinistra ovviamente – mette le mani avanti per il futuro. Perché teme la fine del monopolio russo, a partire dall’informazione di Stato, che ancora resiste sul piccolo schermo grazie a quel miliardo e ottocento milioni che arrivano alla Rai col canone che versano gli italiani.

Ma se il pluralismo cessa di essere la motivazione principale di quella tassa, perché versarla ancora? Chi ha detto che il servizio pubblico possa essere esercitato nel nome della faziosità?

 

 

Il Pd ha intuito il “pericolo” e ha messo in guardia l’Agcom, dove pure brilla il voto favorevole alla delibera anti Damilano del consigliere Giacomelli, che è stato sottosegretario alle comunicazioni del Nazareno.

Letta minaccia di cacciare i commissari, e questo magari riguarda la rappresentanza delle correnti del Pd. Ma non è un buon motivo per difendere la cancellazione del pluralismo dalla Rai. Perché in quel caso davvero va abolito il canone e non certo l’autorità di controllo.