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Sulla malagiustizia Amato lascia con un monito: il risarcimento anche quando non vai in prigione

Francesco Storace
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Mica male come riflessione finale. Da Giuliano Amato, in uscita dalla Corte costituzionale è venuto fuori un monito assolutamente giusto e severo in tema di giustizia. Di quelli ineludibili.

Perché mica è vero che si sbaglia solo incarcerando per errore un innocente spacciandolo per colpevole: ogni anno accade mille volte. Ma errori drammatici, che riguardano tantissime persone, si registrano anche senza finire in cella. Reputazioni macchiate, carriere spacciate, vite distrutte.

 

 

E Amato ha detto la sua, in maniera indiscutibile. Con una sentenza della Corte costituzionale che stabilisce il diritto al risarcimento per le vittime della malagiustizia anche senza essere sbattuti in galera.

E la Consulta ha finalmente detto sì, grazie all’azione di un altro magistrato che era finito sotto inchiesta – e massacrato sulle pagine dei giornali – per questioni di ‘ndrangheta.

Dopo essere apparso come una specie di mammasantissima in combutta con i boss, quel magistrato ottenne finalmente l’archiviazione. Ma è immaginabile il trattamento che subì ovunque si trovasse, additato come un pericoloso delinquente che aveva svenduto la sua funzione pubblica alla malavita.

 

 

Non andò in galera, ma la pena fu nella società e ben prima che si celebrasse un processo. Dopo l’archiviazione, egli chiese il risarcimento del danno, negatogli – racconta Il Giornale – perché in fondo nessuno lo aveva arrestato. Come se l’immagine di un togato non avesse subito nocumento da un’indagine senza capo né coda.

Ma con tanta tenacia, continuò a proporre ricorsi per interpellare proprio la Corte costituzionale e finalmente ci è arrivato. Con una sentenza che è destinata a fare storia. Perché probabilmente ora ci vorrà anche una legge del Parlamento per stabilire come agire in tantissimi altri casi del genere.

La funzione giudiziaria è troppo delicata per svolgerla senza equilibrio: ecco, dalla sentenza Amato arriva un segnale chiaro, ci vuole capacità di discernimento soprattutto quando si amministra giustizia. È un monito per un sistema intero.