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Letta strilla contro la Meloni solo quando le è lontano

Francesco Storace
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Ma quanto è buono Enrico Letta al cospetto di Giorgia Meloni. Di fronte ai suoi dirigenti, digrigna dicendo le cose peggiori. Nel dibattito al Corriere della Sera stava quasi per sbaciucchiarla.

Si spella le mani quando Michele Emiliano dice dal palco che la destra dovrà sputare sangue; sta buono buonino di fronte agli argomenti della leader di Fratelli d’Italia.

Enrico Letta soffre di sindrome di Stoccolma, evidentemente, e nel partito glielo hanno rinfacciato in molti. Chi si aspettava una performance all’attacco contro la Meloni, è rimasto deluso. Più pesce lesso che occhi di tigre.

Un’occasione aveva, il segretario del Pd, e l’ha sciupata malamente. E a Giorgia Meloni è stato sufficiente non infierire troppo per aggiudicarsi la partita.

 

 

 

Letta per giorni e giorni ha ululato al pericolo per la democrazia e a tante altre amenità del genere; alla prova dei fatti, non ha saputo spiegare in che cosa consiste proprio di fronte a chi ha scelto come sua avversaria. A dimostrazione dell’inconsistenza degli argomenti.

Per non parlare della gaffe clamorosa di Letta sull’alleanza con Fratoianni e Bonelli. “Mica ci dobbiamo governare insieme”, ha lasciato cadere così nel vuoto. Ma la rivale è stata pronta a rintuzzarlo: “Quindi state insieme solo per le poltrone da conquistare”.

 

 

Che è proprio vero. E qui crolla tutto il castello retorico di una campagna elettorale impostata dal Pd come una guerra a difesa dell’attacco di non si sa che tipo di nemico. Ci parlava cordialmente con quel nemico, Letta, senza rendersi conto delle trappole in cui si andava infilando.

La domanda del dopo dibattito è sempre la stessa: chi ha vinto? Di solito, contese del genere si traducono in un pari e patta, perché semplicemente nessuno può cedere alcunchè all’altro. A nostra memoria è la prima volta, però, che a scivolare sia stato lo sfidante che insegue. E non sarà un caso che gli entusiasti social erano più a destra che a sinistra.