Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il serenissimo Letta vede il 25 settembre come un incubo

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

 Manca solo la sepoltura. Politica, ovviamente. Ma il destino di Enrico Letta pare già segnato. Non è riuscito a polarizzare il dibattito elettorale tra sé e Giorgia Meloni, né a polverizzare Cinque stelle e il cosiddetto Terzo polo di Calenda e Renzi.

Il campo largo si è trasformato in un’avventura già finita e gli è rimasto appresso solo Fratoianni. Anzi, pure Di Maio, che ormai è contestato persino nella città dove lo hanno candidato, Napoli.

Non è servito il richiamo all’antifascismo. Né la paura del presidenzialismo. Economia, manco a parlarne con la patrimoniale che ogni tanto riaffiora ed è un incitamento a non votare il Pd.

 

 

 

 

Nel partito stanno già preparando la notte dei lunghi coltelli, e non sarà casuale che ogni giorno Giuseppe Conte ripeta che “con questo vertice del Pd è impossibile dialogare”. Insomma, sogna la caduta di Enrico Letta.

Dovevano costruire il sogno progressista, ora si odiano.

Il 25 settembre, insomma, è vissuto dal segretario protempore del Pd come un incubo. Le correnti sono tante e tutte abbastanza insoddisfatte delle candidature come della strategia per la campagna elettorale. Perché è impossibile per molti dimenticare ogni chiusura al M5S con il richiamo costante a quell’inesistente agenda Draghi, peraltro sconfessata da Fratoianni e soci.

 

 

 

Lo stesso balletto con Calenda non è mica chiuso nell’archivio, è pronto ad essere tirato fuori alla prima occasione congressuale giusta. Che – si giura al Nazareno – dovrà arrivare molto presto. Come è arrivato al vertice del partito, Letta sarà invitato a sloggiare per manifesta incapacità.

Non deve dimenticare mai, il serenissimo Enrico, che si è trovato a guidare un partito che ha goduto una decina di anni di governo senza mai vincere le elezioni politiche. E siccome quest’anno la pacchia finirà, ecco che emergeranno vendette di ogni tipo da parte di tutti, a partire dagli esclusi dal ritorno in Parlamento. Amen.