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Finiscono i sondaggi, ora l'informazione sarà decisiva

Francesco Storace
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Finisce l’ordalia dei sondaggi, che a 15 giorni dal voto non si possono più diffondere, e i partiti dovranno convincere gli elettori “al buio”. In fondo, come si faceva un tempo quando i numeretti importanti erano solo quelli delle urne. La seconda Repubblica è stata quella dei sondaggi a più non posso, si sono affermate le leadership personali più che quelle dei partiti, le ultime due settimane sono quelle che determinano gli elettori che vanno ai seggi. Anche qui, i pronostici sono i più disparati. C’è chi dice che ci saranno molti cittadini alle urne, chi scommette sul deserto nelle sezioni elettorali. Per noi, tutto dipenderà dalla capacità di far presa da parte dei leader. I candidati conteranno davvero poco rispetto al passato.

 

 

Occhi aperti, piuttosto, sull’informazione, che sarà decisiva. Dalla Rai in giù e anche attorno al vasto mondo social, è lì che si forma il consenso degli indecisi. E in particolare dalle televisioni che arrivano nelle case i messaggi agli elettori. Il servizio pubblico radiotelevisivo dovrà mettere a freno il protagonismo dei suoi numerosissimi personaggi rossi che affollano le redazioni. Mai come ora c’è bisogno di equilibrio, nessuno si può permettere ancora i soliti esercizi di faziosità militante. Ad esempio: si potrà parlare seriamente più di tasse, pensioni e immigrazione piuttosto che far sbadigliare i telespettatori su putinismo, razzismo e ancora fascismo?

 

 

Agli italiani occorre far capire che cosa succederà domani e non disinformarli sul passato o su alleanze che non esistono da tempo. Ci vorranno confronti seri tra tutti i leader, occorrerà garantire informazione corretta e non di parte. Da questo punto di vista aiuta la fine dei sondaggi. Perché se da una parte sono indicatori di una tendenza che ormai è evidente, saranno i dibattiti a calibrare i rapporti tra i partiti nelle coalizioni. La tendenza a uniformare a due la discussione politica non è il mestiere del cronista, ma quello del propagandista mascherato da indipendente.