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C'è anche una destra schierata contro la guerra

Francesco Storace
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C’è anche una destra contro la guerra. Ne è portavoce Gianni Alemanno - il che è già una notizia. L’ex sindaco di Roma critica il centrodestra per il sostegno a Kiev e ha organizzato un’affollata assemblea per presentare il Manifesto contro la guerra in Ucraina, con più di 300 persone presenti e gli interventi, tra gli altri, dello storico Franco Cardini, del vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, del generale Marco Bertolini, del senatore William De Vecchis, dell’ambasciatore Marco Carnelos e del direttore Massimo Magliaro.

Il movimentismo antibellico suscita attenzione proprio a destra, non tutti sono convinti di una linea filoatlantica che rischia di provocare conseguenze gravi pure in Italia, anche con le ricadute economiche già avvertite.

Non si fermano a Roma, i promotori del Manifesto che hanno già annunciato ulteriori iniziative a Milano e Catania.

La loro proposta punta a far assumere all’Italia “una posizione di neutralità attiva, sospendendo l’invio di armi in Ucraina e negoziando con la Russia il superamento delle sanzioni”.

“La posizione del centrodestra e quella del centrosinistra sembrano identiche: pare non si possa fare nulla per fermare questa guerra – ha detto Alemanno nel corso dell’evento - Sembra ci sia da una parte il bene: la Nato, Biden e l’Occidente e dall’altra Putin che sicuramente ha reagito, come tutti sappiamo, in un modo inaccettabile, ma la soluzione non è quella di mandare armi”.

E “gli italiani sono contrari alla guerra, alle sanzioni e vogliono dare avvio ad un processo di pace”, stando ai dati diffusi nella manifestazione: “Il prossimo governo italiano dovrà interrompere l’asse bellicista internazionale e invertire la rotta percorsa fino ad oggi. Si dovrà passare dall’invio di armi alla costruzione di un tavolo delle trattative che culmini in una conferenza di pace fra Russia ed Ucraina. Ad oggi, – prosegue la nota – l’unico Paese che fa da intermediario è la Turchia”, e sembra davvero incredibile lasciare ad Erdogan l’iniziativa.