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Il duello Fiano Rauti lo pagheranno Letta e Renzi, dice Il Fatto

Francesco Storace
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Una prece. Se Isabella Rauti dovesse sconfiggere Emanuele Fiano nel collegio di Sesto San Giovanni, c’è già la lapide in memoria. Con la responsabilità ben scolpite, anche se su carta piuttosto che sul marmo. Il Fatto, con un articolo di Marco Lillo, ha processato e condannato Enrico Letta e Matteo Renzi per il rischio di scomparsa del deputato del Pd dal proscenio della prossima legislatura. Letta e Renzi, segretario ed ex segretario del Pd. A entrambi Lillo rinfaccia una pessima legge elettorale, determinata dal Pd che pensava di poter far strike dei suoi nemici.

 

 

Stavolta toccherà a Fiano, che “non sarà eletto comunque”. E a poco varranno gli strepiti – pare di capire – di chi inciterà a battere quella che è indicata come la figlia di Rauti, che non è certo un insulto, e non come una donna che è cresciuta politicamente di luce propria. Fiano e Rauti, opposti tra di loro, ma se la seconda prevarrà sul primo è proprio per le scelte politiche di chi sta ora ai vertici del Pd. Fiano applaudiva quella legge elettorale che oggi rischia di farlo fuori dal Parlamento e che Letta ha voluto affrontare gettando a mare ogni possibile alleanza, a partire da quella con i Cinque stelle.

 

 

Si fanno male da soli e ululano ai valori. Ma non sono neppure capaci di usare la logica modello Cln che imponeva il “campo largo” del tempo andato. Ora, l’alleanza è stretta e davvero non si capisce perché bisognerebbe preferire Fiano alla Rauti nel nome di una battaglia al nemico che non c’è. L’analisi di Lillo è davvero lucida e sarà complicatissimo sovvertire l’esito del voto in quel collegio. E poi, perché gli elettori dovrebbero preferire un messaggio vecchio, stantio, noioso? Non ha davvero più senso il richiamo a radici che il Pd ha reciso e rispolvera solo in campagna elettorale. Malamente, peraltro.