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Adesso Di Maio ha l'incubo di doversi trovare un lavoro

Francesco Storace
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Povero ministro, da qualche giorno Luigi Di Maio ha un tarlo in testa, quello di doversi trovare un lavoro. E’ vero che sta in un collegio uninominale “garantito” da Enrico Letta, ma i dubbi sono tantissimi. A Napoli rischia grosso, Giggino. Perché non è gradito neppure ai consiglieri comunali e municipali del Pd, per non parlare di quelli regionali. E se è vero che i collegi uninominali sono molto grandi per cui può contare il voto di opinione, non è detto che riesca nel tentativo di passare inosservato sulla scheda elettorale. Per il proporzionale la partita è già persa. La lista che ha messo su con Tabacci è quotata – quando va bene – all’1 per cento, quindi da lì non usciranno seggi. E la speranza resta appunto quel collegio uninominale del capoluogo campano.

 

 

E qui si spiega perché ogni giorno Di Maio fa polemica contro il centrodestra. Deve caratterizzarsi come nemico di Meloni e Salvini per attrarre l’elettorato di sinistra. Ma teme che prevalga l’antico “cca’ nisciuno è fesso”. Comunque ci dà dentro in maniera forsennata. Accusa il centrodestra di essere alleato di Putin, di voler strangolare gli italiani con le bollette – chissà perché, poi – e di ogni possibile nefandezza. Mai un’autocritica per i suoi giri di valzer. Ovviamente tutto questo rischia di non essere sufficiente per l’elezione al Parlamento. Di Maio è inviso a troppa gente, perché con tutta la fantasia possibile non è pensabile passare da uno schieramento all’altro senza mai dover pagare dazio.

 

 

Poi, ha anche il problema dei suoi. In una sessantina lo hanno seguito nella scissione dai Cinque stelle e rischiano di restare tutti a piedi per le sciagurate politiche del leader. È la fine di un’avventura che sembrava rivoluzionaria e ora si deve aggrappare ai peggiori del Palazzo. Nel 2018 fu davvero un’altra storia, adesso sono al precipizio.