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Troppi femminicidi, lo Stato deve tutelare la donna indifesa

Francesco Storace
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Alzi la mano chi non si è chiesto come possa essere stato possibile quel che è accaduto ad Alessandra Matteuzzi. Una donna giovane e bella, minacciata dal suo uomo (o ex) e poi ammazzata brutalmente. Lei lo aveva più volte segnalato, ma nessuno ha mosso un dito per salvarla.

Contro lo stalking evidentemente ci vuole di più. Probabilmente non bastano le norme in vigore, bisogna andare oltre. Ad esempio, con la detenzione, perché non basta più il divieto di avvicinamento alla vittima designata.

A sostenerlo è anche il sindacato di polizia Mosap, con un’intervista che il suo segretario nazionale Fabio Conestà ha rilasciato a Panorama.

Gli uomini in divisa sono quelli che più conoscono ciò che accade in questi casi. “Chi si rende responsabile di reati di violenza contro una donna ripetuti nel tempo – dice Conestà – non andrebbe semplicemente ammonito, ma ristretto”.

E il caso della Matteuzzi “è la dimostrazione palese che alla denuncia dovrebbe seguire una misura detentiva. Un uomo accecato dalla rabbia e dalla gelosia, un uomo che vuole a tutti i costi riprendersi con violenza una donna, non ha più nulla da perdere. E l’esito lo abbiamo visto tutti”.

È la politica che deve interrogarsi sulle parole del sindacato di polizia. Proprio perché le denunce non bastano più, non spaventano i delinquenti, che anzi si sentono autorizzati a fare sempre peggio.

Il femminicidio si punisce (e si previene) solo con la galera.

Certo, la pretesa di prevalenza di un uomo sulla donna è anche di origine culturale, l’ignoranza la fa da padrona. Ma lo Stato deve poter garantire il diritto all’incolumità di chi è sotto minaccia. Ormai sono troppe le storie di donne aggredite che non trovano mai giustizia. E tutto questo è profondamente incivile.

È ora di procedere a una legislazione che vada oltre lo stesso codice rosso in vigore.