Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Sulla giustizia, dal 25 settembre una maggioranza molto ampia per la riforma

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Se le cose vanno come prevedono i sondaggi, nel prossimo Parlamento ci sarà una maggioranza ampia anche per la riforma della giustizia.
Perché i risultati elettorali potrebbero portare a conseguenze rilevanti: 1) finisce l’ubriacatura giustizialista determinata dall’avvento dei Cinque stelle; 2) con il centrodestra si affermerà una cultura garantista; 3) il cosiddetto Terzo polo di Calenda e Renzi sembra volersi unire alla battaglia per una giustizia giusta in maniera concreta.

 


Non sfugge infatti la coincidenza tra la proposta rilanciata da Silvio Berlusconi sull’inappellabilità della sentenza di assoluzione in primo e secondo grado con la posizione analoga assunta da Maria Elena Boschi in conferenza stampa per il programma “terzista”.
Se alle parole dovessero seguire i fatti, vorrà dire che terminerà la stagione del fine processo mai. E finalmente la giustizia si metterà al lavoro di buona lena per evitare di commettere errori grossolani.
L’esponente di Italia Viva si è infatti riferita anche alla riforma della prescrizione e a tutti i nodi della giustizia rimasti inevasi in questa legislatura che chiude.
Dal 25 settembre se ne potrà tornare a parlare con una maggioranza che potrebbe avere sul tema numeri molto ampi e porre fine allo strapotere di chi, attraverso l’associazione magistrati, pretende di dettare soluzioni al Parlamento.

 


In fondo, è proprio quello che è mancato alle Camere attuali, il diritto a legiferare autonomamente rispetto al potere giudiziario, sempre contrapposto a quello legislativo, persino con una riforma blanda come la Cartabia.
Sono riusciti anche a soffocare la partecipazione ai referendum promossi da Salvini e dai radicali, pur di evitare di essere sconfitti dal popolo. 
Quella consultazione meritava probabilmente maggior fortuna. Ma chi giustificò l’astensione con lo slogan che “le riforme le deve fare il Parlamento” ora non avrà più alibi e dovrà pronunciare i sì o i no all’affermazione del diritto per tutti. Occhi aperti, dunque.