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Un circo le liste Pd. Dalle primarie al primario che usa il bisturi da solo

Francesco Storace
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Un circo. Le liste del Pd compilate come al solito da uno solo, con la minaccia di peggiorarle se non fossero state approvate. Quello che è successo nella direzione nazionale del partito di Letta supera ogni immaginazione. Convocata il giorno di Ferragosto – e già questo lascia pensare sulla salute mentale del segretario nazionale – doveva riunirsi alle 11, poi alle 15, poi alle 20, poi alle 21,30. Si è riunita dopo le 23. Risultato, accuse dagli esclusi eccellenti, la corrente di Base riformista che non partecipa al voto, Letta assimilato a Matteo Renzi: “Ha fatto come lui, tutto da solo”, strillano i corridoi…

 

 

Si dirà che fosse inevitabile tagliare le teste. Certo, con la riduzione di un terzo dei parlamentari. Ma se aggravi la situazione perché devi piazzare “alleati” che fino a ieri ti insultavano è ovvio che la protesta diventa inarrestabile. Era il partito delle primarie. Ora c’è solo un primario che usa il bisturi come dice lui. E alle tante correnti interne Letta dice “questo sì, questo no”. In queste ore se ne sentono di tutti i colori, di qui alla presentazione delle liste il segretario del Pd dovrà spargere tanta camomille per placare i piagnistei. C’è anche chi reagisce con orgoglio: inizialmente imbufalita per il collegio difficile che le hanno propinato, colpisce la reazione di Monica Cirinnà. Voleva mollare la candidatura, ha deciso di combattere lo stesso. Ma tanti altri hanno mandato al diavolo Letta.

 

 

Nel Pd il centralismo democratico miete vittime a non finire e l’elenco è davvero lungo. Al punto che un consigliere regionale del partito pugliese arriva a parlare di “liste invotabili” con una serie di casi da querela… Sarà difficile per Letta sopravvivere al 25 settembre, perché ci saranno i vendicatori che si rimetteranno in azione. Il caso più clamoroso è quello di Luca Lotti: ora rischia pesantemente il ritorno della magistratura. E al segretario nazionale gliela farà pagare.