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Calenda colpito da megalomania. Si crede leader e pensa di poter bullizzare Berlusconi

Francesco Storace
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C’è un tantinello di megalomania nelle pose che assume Carlo Calenda verso il 25 settembre. Spara giudizi su chiunque, ma dimentica se stesso e quello che aveva detto fino al giorno prima.

Ora se ne è uscito con la doppia leadership dei due poli di destra e di sinistra. A tutti i costi vuole che si parli di lui e non solo di Enrico Letta da quella parte del campo, e quindi sollecita un confronto anche con Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

 

 

Proprio non riesce a comprendere, Calenda, che il centrodestra ha deciso – unanimemente – di affidare al popolo italiano la scelta della propria leadership, anzi della premiership, perché si è leader anche se non si siede a Palazzo Chigi. Lui, invece, pretende di essere impalmato mezzo capo della “coalizione” di centrosinistra, nella quale la sinistra nemmeno lo può sopportare.

Ma l’ego smisurato – e a tratti un po’ cafone, non ce ne vorrà – Calenda lo raggiunge su twitter quando sfida persino Silvio Berlusconi. Siccome il leader azzurro ha detto della manovra di Azione quello che tutti pensano, ovvero che è stato un inganno agli elettori moderati, Calenda si infila su twitter e la spara grossa: “Facciamo un bel confronto televisivo. Dove vuole lei. Anche a casa sua. Anche su Rete4. Anche moderato da Minzolini. Aspetto fiducioso".

 

 

Ora, Berlusconi può piacere o no, ma nessuno può negare il ruolo rivestito nella democrazia italiana. Da una parte e dall’altra è stato ed è centrale, prova ne sia l’agitazione che ha provocato a sinistra le sua nuova discesa in campo per le elezioni poliitiche.

Ebbene, fa abbastanza indignare che Carlo Calenda pensi di rivolgersi con questi toni a chi è ancora oggi un riferimento per milioni di italiani che hanno il diritto di essere rispettati. Lo chieda a Fratoianni il dibattito, mr. Azione.

Il suo modo di porsi lo assimila ad un bulletto. Volendo, può farlo anche con lo specchio di casa sua il confronto. Si insulterà da solo.