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Ora le alleanze “tecniche” e non politiche. Letta imbarca chi può nel campo profughi…

Francesco Storace
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Dal campo largo al campo profughi è un attimo. Hanno inventato le alleanze “tecniche”: ciascuno corre per sé e semmai una soluzione per i collegi uninominali la troviamo. Se a destra cercano una soluzione per la leadership ma c’è una coalizione politica, a sinistra ricorrono al tecnicismo. E nella direzione nazionale Enrico Letta è stato esplicito: “Al voto non coalizioni ma alleanze elettorali”. Il che vuol dire che non sono riusciti a mettersi d’accordo su un programma, bensì solo sulla necessità di battere l’avversario.

 

 

E così Letta imbarca nella sua avventura Speranza e i suoi, Di Maio e chi gli rimarrà quando scopriranno che fine faranno con i seggi promessi. E poi Calenda e Renzi (forse) e i ministri transfughi di Forza Italia che andranno a servire chi dicevano di combattere. Ma quanta pena… L’unica certezza pare essere – ma con costoro non è mai detto – che nella partita non ci saranno i Cinque stelle, che adesso Letta non vuole più. Molti dicono che Conte li porterà ad abbracciare l’estrema sinistra di De Magistris e lo scontro potrebbe davvero essere frontale.

 

 

Poi, la premiership. Mentre a destra la questione è risolvibile, al segretario del Pd tocca far di conto con la prosopopea di Carlo Calenda: costui dice con una chiarezza degna di miglior causa che il suo candidato è Mario Draghi. E se questi rifiuta – come ha già fatto sapere in mille maniere perché non vuole essere messo in mezzo dalla politica – il premier “sarò io”: il leader di Azione. Quindi, tutti contro tutti, nel tentativo di salvare la pellaccia in una decina, ventina di collegi uninominali per puntare al mitico, agognato “pareggio” al Senato, per rendere ingovernabile la prossima legislatura. Statisti immaginari, potrebbe essere il titolo di un film dedicato a costoro: non sanno costruire coalizioni, fanno i tecnici del voto….