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Troppo casino al centro, l'agenda Draghi è già sgualcita

Francesco Storace
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Che casino, al centro politico c’è un assembramento di leader da far paura. Anche se gli elettori restano pochini, loro ci vorrebbero provare lo stesso.
Il problema è che non riescono a scegliere di chi fidarsi. Litigano persino con Enrico Letta, che li vorrebbe gratis, magari in ostaggio. Per dirla tutta, ok Calenda, persino Renzi, ovviamente Di Maio, senza dire no a Brunetta come Gelmini e magari Carfagna, ma pure le loro truppe ci dobbiamo caricare? E Toti?, Che ci facciamo con Toti? Al Nazareno non ne sono così convinti. (A parte le discussioni su chi i voti li porta e chi li toglie).

 


In più c’è un problema, sapendo che tutti costoro sono incompatibili con un eventuale ripescaggio di Conte e dei Cinque stelle: il programma.
Tutti i centristi – e pure Letta, ovviamente – dicono di richiamarsi all’agenda Draghi, il che può anche voler dire che non hanno altre idee da proporre all’elettorato, e questo già non depone bene.
Poi ci sono i veti personali, che sgualciscono la mitica agenda, perché ognuno se ne prende un pezzo. Calenda odia Renzi più di quanto lo faccia Letta. Di Maio è considerato davvero poco da tutta la compagnia, che vorrebbe si mettesse in fila dopo di loro. Gli ex azzurri, da Brunetta a Toti, corrono ciascuno per sé e hanno il problema di farsi dimenticare dai loro ex elettori.
Il problema, dunque, non sarà l’agenda, che potrà essere tirata da una parte e dall’altra fino a che non si troverà la quadra per i posti – ridotti e minoritari – nelle liste e nei collegi.

 


Risultato: una tragedia, che si trasformerebbe in farsa se poi a Letta riuscisse il colpaccio finale con un’alleanza modello Unione di Prodi “contro le destre. A quel punto davvero converrebbe chiamare Mario Draghi e dirgli di buttargliela sulla testa, quell’agenda. Perché anche lui ha il dovere di sottrarsi allo sciacallaggio di chi ha speculato sul suo governo.