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La sostituzione del campo largo con l'agenda Draghi serve solo a Letta, non agli italiani

Francesco Storace
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Fatale fu quell’incontro. L’incosciente visita di Enrico Letta a Palazzo Chigi è alla base dello scontro furibondo che ha determinato la sorte del governo di Mario Draghi. Perché è inevitabile pensare male, dopo aver ascoltato le parole del premier al Senato. Uno sgambetto non casuale. Il centrodestra aveva chiesto aperture al presidente del consiglio, ha ricevuto sportellate. Non una parola sulla necessità di non dividere la maggioranza su temi conflittuali come cannabis e cittadinanza facile; neppure un accenno sulla pressante richiesta di pace fiscale; nulla da dire sull’invasione di clandestini nel nostro Paese; “in compenso”, randellate su taxi e balneari.

 

 

La sensazione, nei gruppi parlamentari del centrodestra, è stata quella di un discorso sotto “Lettatura”, che serviva solo al segretario del Pd. E malignando ancora di più, a creare le condizioni per un’alleanza elettorale finalizzata al governo Draghi nella prossima legislatura, ma con una bandiera di parte. Altro che unità nazionale, insomma. Un Draghi politico e non certo quel nonno al servizio delle istituzioni, come si vantava di declamare quando aspirava al Quirinale.

 

 

In effetti, dimettersi denunciando la rottura del rapporto di fiducia con i Cinque stelle e pensare di poter restare al suo posto bastonando il centrodestra è davvero un fior d’opera. Sarebbe bastata un po’ di prudenza, di esperienza politica, per evitare capitomboli. Oppure, l’incidente è stato cercato proprio nell’incontro con Enrico Letta. Cade così ogni alibi sulla stabilità, consegnando così plasticamente l’unità di schieramento proprio al centrodestra di governo, i cui interventi in aula sono stati espliciti. Dunque, il premier se l’è cercata con un calcolo che in molti definiscono cinico. La sostituzione del campo largo con l’agenda Draghi può servire alla propaganda di Letta in campagna elettorale. Perché alla fine sarà inevitabilmente quello l’approdo. Ma anche lui dovrà comprendere che promettere agli elettori un programma sociale che non ha realizzato sarà difficile da far credere agli italiani.