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Ma quant'è ridicola la propaganda sul “partito di Conte” per consentire la tarantella di Draghi

Francesco Storace
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In pratica, siamo alla tarantella. Che da sola meriterebbe la fine anticipata della legislatura, ma Draghi non vuole più andarsene. Una delle mosse più ridicole che si stanno compiendo – a parte l’infortunio dell’incontro con Enrico Letta a Palazzo Chigi, come se gli altri partiti fossero comprimari di governo – riguarda il solito Luigi Di Maio con la sua voglia di farsi “garantire” un posto per il suo domani. Una tarantella. Sono giorni che appella i Cinque stelle come “il partito di Conte”. E i più generosi con lui lo motivano con la volontà di distinguerlo dal MoVimento delle origini, ora sarebbe “un partito padronale”, mentre chissà che cosa era quando comandava Grillo e poi lo stesso Di Maio…

 

 

Ma tant’è. In realtà il ministro degli Esteri svolge una missione per conto terzi. Draghi aveva giurato che senza M5s non sarebbe andato avanti? E lui, Giggino, sarebbe ora capacissimo di dire che quel Movimento non c’è più per colpa di Conte e che semmai lo rappresenta lui. È la politica più ridicola che si possa manifestare a questo mondo. Senza M5s ma con tanti Ciampolillo pronti a far capolino per servire la Nazione pur di far durare qualche altro mese la legislatura con quattro governi in cinque anni. Quel che dispiace è che possa prestarsi al gioco proprio uno come Draghi, pur con tutta l’autorevolezza che tutti gli riconoscono.

 

 

A questo si sommi l’incidente con la visita di Letta prima di recarsi al Quirinale per parlare con Mattarella della crisi e la frittata è fatta. Una capriola dopo l’altra per restare a galla sulla poltrona di Palazzo Chigi. Forse ha timore di parlare con serietà, il premier, col centrodestra. Perché la politica dovrebbe essere ancora una cosa seria e magari non saprebbe che cosa rispondere se gli dicessero ok, ma Lamorgese e Speranza – ad esempio - li abbiamo sopportati fin troppo. Letta, invece, ingoia tutto pur di non votare.